Vino: le barbatelle made in Italy tornano a percorrere la 'via della seta' (2)
Vino: le barbatelle made in Italy tornano a percorrere la 'via della seta' (2)

(Adnkronos) - Si riapre cos, dunque, un mercato potenzialmente enorme. “Si parla di 120 milioni di barbatelle consumate ogni anno, in Cina, tra uva da tavola e da vino. Ma va detto che l’atteggiamento del Governo cinese - spiega Eugenio Sartori - non quello di favorire l’importazione di barbatelle o materiale vinicolo in generale, ma di valorizzare e potenziare la capacit produttiva del vivaismo interno. L’import, in totale, stimabile su 1 milione di barbatelle all’anno. Semmai si punta pi ad importare novit vegetali o cloni che poi si vorrebbero riprodurre in loco, o al limite a spingere i vivaisti europei ad istallarsi in Cina. Ed un atteggiamento anche giustificabile, perch ci sono ancora 800.000 di agricoltori in Cina, e il Governo si domanda perch una produzione agricola come la barbatella non debba essere realizzata dai propri agricoltori, e si debba ricorrere all’importazione”.

In pratica, c’ un’importazione di barbatelle straniere che finisce pi nei vivai cinesi per studio, che nei vigneti. “In conclusione s. C’ l’interesse di Universit e di Istituti di ricerca - osserva Eugenio Sartori - di avere collezioni eccetera, anche se noi abbiamo pochi clienti, ma importanti, che non vogliono la produzione locale, che qualitativamente non ai livelli degli standard europei, o non ne sono soddisfatti, e cercano di realizzare vigneti moderni e paragonabili a quelli dei Paesi a viticoltura avanzata rivolgendosi all’estero”.

possibile fare un “borsino” delle variet che vanno per la maggiore? “Le variet pi richieste sono le classiche variet internazionali, pi che altro francesi. Anche se, tra le curiosit da segnalare, soprattutto perch una variet poco conosciuta e diffusa dalle nostre parti, c’ il Marselan, incrocio francese tra Cabernet-Sauvignon e Grenache, di cui c’ grande richiesta di barbatelle, perch il vino, con un tannino morbido e rotondo, piace molto ai cinesi. Le variet italiane locali, autoctone, ad ora, sono pi oggetto di curiosit e di realizzazione di qualche parcella sperimentale. Su larga scala in Cina non sono coltivate, anche perch il consumatore cinese non le conosce. Conosce eventualmente quelle francesi, perch il riferimento ancora la Francia. E poi c’ da dire che noi siamo anche restii a dar loro cloni, selezioni e variet italiane, ci teniamo a tutelare il nostro patrimonio, non riteniamo opportuno incentivare l’impianto di un Sangiovese o di un Montepulciano d’Abruzzo, per fare degli esempi in Cina. meglio che apprezzino il vino, prodotto in Italia, da queste variet”, conclude Eugenio Sartori.

(Red/Zn/Adnkronos)