Camera: Rampelli (Fdi) su disordini, rivendico tutto, non siamo in collegio
Camera: Rampelli (Fdi) su disordini, rivendico tutto, non siamo in collegio

Roma, 11 feb. (Adnkronos) - "Mi assumo per intero la responsabilit della protesta, civile e non violenta, che rifarei allo stesso modo, perch il Parlamento un'istituzione della Repubblica dove si fanno battaglie politiche e non un collegio di educande. Mi sono ritenuto leso nei diritti di cittadino nel merito del provvedimento che favorisce spudoratamente le banche italiane a discapito degli italiani e, come deputato, per la maldestra decisione di votare il decreto senza nemmeno la possibilit di un voto formale". Cos il deputato di Fratelli d'Italia Fabio Rampelli, audito oggi dall'ufficio di presidenza di Montecitorio sui disordini in Aula del 29 gennaio scorso a seguito della tagliola decisa dalla presidente della Camera per consentire la conversione del dl Imu-Bankitalia.

"Ho avuto 5 minuti- ha detto Rampelli- per raccontare come sono andate le cose. Ma soprattutto perche' ci si e' arrivati. C'era un clima di forte indignazione per la fiducia a un decreto legge che era passato sotto silenzio al Senato. Solo dopo i tumulti del 29 gli italiani hanno potuto capire cosa stava accadendo, la stampa se n' occupata e anche le tv. Quindi e' stato salutare. Una protesta simbolica forte non violenta. Ho spiegato che con molta calma mi sono avvicinato ai banchi del governo e ho esposto il cartello 'corrotti', non sono salito sui banchi dell'esecutivo ma su una sedia da dove ho sventolato il tricolore".

"Mi hanno chiesto se avessi visto l'aggressione da parte del questore Dambruoso nei confronti della deputata Lupo - aggiunge - ma nella concitazione del momento non ho potuto vederlo. Anche perch, se avessi visto quello che stava facendo sarei intervenuto per bloccarlo, cosa peraltro che purtroppo nessuno ha fatto. Credo sia opportuno evitare sanzioni, ma se ci saranno mi prendero' le stesse sanzioni degli altri. Ne' posso dubitare di questo". Ma Rampelli sottolinea come il Parlamento non sia "un collegio di educande ma il luogo delle battaglie politiche".

(Red/Col/Adnkronos)