FUNZIONI COGNITIVE: FAVORITE DA MODERATO CONSUMO DI ALCOOL
FUNZIONI COGNITIVE: FAVORITE DA MODERATO CONSUMO DI ALCOOL

Amsterdam, 13 feb. (Adnkronos Salute) - Mentre il tabacco sembra ridurre le funzioni cognitive, in particolare tra i soggetti affetti da patologie cardiovascolari o da diabete, l'alcool avrebbe un effetto protettivo per questo stesso gruppo di pazienti, secondo quanto indica uno studio epidemiologico olandese.

Numerosi studi hanno avuto come oggetto le conseguenze del tabacco o dell'alcool sulla patogenesi delle malattie cardiovascolari o neurologiche (Alzheimer), ma pochi hanno valutato parallelamente il loro impatto sulla funzione cognitiva.

Questa lacuna e' stata colmata in parte dallo studio di specialisti olandesi i quali hanno esaminato dal 1990 al 1993 gli effetti dell'alcool e del tabacco sulle risposte ai test di orientamento, di attenzione, di memoria, di linguaggio e di ideazione, su una coorte di 822 uomini dell'eta' media di 75,1 anni.

Il risultato dell'analisi statistica incrociata indica che i fumatori fanno in media il 20% in piu' di errori dei non fumatori, dopo correzioni relative all'eta', al consumo d'alcool e all'educazione.

Il gruppo dei pazienti affetti da patologie cardiovascolari o diabete sembra il piu' colpito, con una dacuta dei risultati dei test cognitivi di -1,9 punti (su 30) per il sottogruppo fumatori e di -1,3 punti per i non fumatori.

Al contrario, un consumo moderato di alcool ha mostrato un effetto protettivo su questa categoria di pazienti.

Gli epidemiologi hanno constatato, infatti, un rischio piu' basso di declino delle funzioni intellettive (minore o uguale a 25) nei pazienti che consumano una dose ragionevole di alcool in confronto a quelli che non bevono affatto. Anche il rischio relativo di una riduzione delle capacita' cognitive e' stato di 0,3 per meno di un bicchiere e di 0,2 per 1-2 bicchieri al giorno. Gli esperti ricordano inoltre che l'alcool da solo non e' risultato associato a perdita di funzioni cognitive.

Gli autori concludono affermando che non e' affatto loro intenzione invitare i cardiopatici o i diabetici a bere, ma che i risultati dello studio dovrebbero essere vagliati con altri studi.

(American Journal of Epidemiology, vol. 143, n. 3, pagg. 219-227)

(Red/Adnkronos Salute)