CANCRO: CAVOLI E BROCCOLI AIUTANO A CURARLO
CANCRO: CAVOLI E BROCCOLI AIUTANO A CURARLO

Washington, 20 feb. (Adnkronos Salute) - Cavoli, cavolfiori, broccoli e cavoletti di Bruxelles al servizio della lotta contro il cancro. E' l'ultima scoperta di alcuni ricercatori americani dell'universita' della Carolina del Nord, i quali hanno ottenuto una remissione del fenotipo di resistenza ai trattamenti anticancro, somministrando ad una linea di melanomi MDR dei derivati di indolo-3-carbinolo, un composto vegetale che puo' essere fornito dall'alimentazione.

L'interesse degli studiosi su questo composto risiede nel fatto che esso viene prodotto durante la digestione di ortaggi crociferi (cavoli, broccoli ecc.).

L'acquisizione della resistenza agli antineoplastici risulta dalla sovraespressione del gene MDR-1 che codifica per la glicoproteina P, intervenendo un carrier nella detossificazione cellulare, ricordano James G. Christensen e colleghi.

Tra gli agenti suscettibili di interagire con la glicoproteina P e quindi di indurre una reversione della multiresistenza, l'indolo-3-carbinolo rappresenta un potenziale candidato, di fatto per la sua struttura molecolare (ciclo aromatico e ricchezza in azoto).

L'efficacia dei derivati dell'indolo-3-carbinolo e' stata testata sulle cellule di una linea di melanoma, resa resistente a sua volta alla vincristina e alla doxorubucina per trasfezione con il gene umano MDR-1. Ora, se l'indolo-3-carbinolo (I3C) non ha avuto alcun effetto da solo, i ricercatori hanno constatato una sensibilizzazione delle cellule tumorali agli antineoplastici precedentemente citati, dopo incubazione in presenza di 3 derivati generati da reazioni assimilabili ad una degradazione acida.

Questi 3 derivati dell'I3C hanno ugualmente aumentato l'assorbimento intracellulare di doxorubicina, che corrisponde ad uno dei substrati della glicoproteina P. Cio' ha suggerito agli autori che l'azione di questi derivati dell'I3C passa per una interazione diretta con il prodotto dell'MDR-1.

Gli specialisti americani, inoltre, hanno notato che l'iniezione intraperitoneale di indolo-3-carbinolo e' inefficace, ma che la sensibilita agli anticancerosi e' preservata nei ratti cui era stato somministrato l'I3C per via orale. Quest'ultimo risultato conferma che solamente i derivati da processi di degradazione acida, simili a quelli della digestione, sono capaci di avere un'azione di remissione della resistenza agli antitumorali.

(Cancer Research, vol.56, n.3, pagg. 574-581)

(Stg/Adnkronos Salute)