PSICHIATRIA: EFFETTI SINDROME DELLA BRUTTEZZA IMMAGINARIA
PSICHIATRIA: EFFETTI SINDROME DELLA BRUTTEZZA IMMAGINARIA

Roma, 23 feb. (Adnkronos Salute) - Sono 3 milioni gli italiani perseguitati dall'idea di essere brutti. Si chiama ''sindrome dello specchio stregato'', ma puo' essere definita la sindrome della ''bruttezza immaginaria'': un'ossessione patologica che in qualche caso porta addirittura al suicidio. E' una malattia scoperta oltre un secolo fa proprio nel nostro Paese dallo psichiatra Luigi Morselli e, quasi dimenticata per 110 anni nei cassetti degli scienziati, e' tornata alla luce grazie alle ricerche di due psichiatre americane Katharine Phillips della Brown University di Providence e Susan McElroy dell'universita' di Cincinnati, con il nome di Bdd, Body Dismorphic Disorder.

Colpisce in egual misura donne e uomini, soprattutto se single. I pazienti che arrivano dal medico hanno di solito una trentina d'anni, ma in realta' la malattia e' iniziata molto prima, verso i 16 anni. Il nucleo della malattia e' apparentemente semplice: il paziente comincia a preoccuparsi in maniera eccessiva per un difetto del proprio aspetto che in realta' e' assolutamente insignificante o addirittura immaginario.

Anche se la maggior parte di queste preoccupazioni si focalizza sulla faccia e sul capo (diradamento della capigliatura, naso troppo grosso, brufoli), nessuna parte del corpo viene risparmiata: seno, sedere, gambe, genitali. La statistica vede ai primi posti la cute (62 per cento dei casi), i capelli (50 per cento) e il naso (39 per cento) e agli ultimi le mani (2 per cento) e le sopracciglia (1 per cento).

''Nelle fasi iniziali - spiega la Phillips in un'intervista che comparira' sul prossimo numero del 'Corriere Salute' - e' molto difficile distinguere il Bdd dalle normali 'paturnie' dell'adolescente ancora alla ricerca di una sua personalita' definita. La ragazza che prova dieci vestiti prima di andare ad una festa o l'adolescente che tenta di nascondere i suoi brufoli col fondo tinta della madre prima di andare a scuola non fanno cose poi tanto diverse da chi ha una forma lieve di Bdd. In fondo sono milioni le persone che si portano dietro per tutta la vita una forma sub-clinica (cioe' lievissima) di questa malattia. I problemi veri cominciano quando questi atteggiamenti provocano 'distress' e 'impairment', cioe' la compromissione delle normali attivita' della vita''.

''Per questi pazienti - aggiunge la Phillips - esiste oggi una via d'uscita - abbiamo appena concluso il primo studio controllato su questa malattia e abbiamo dimostrato che esiste un rimedio farmacologico. Anche a Pisa si sta svolgendo uno studio simile al nostro nel quale l'uso di un antidepressivo chiamato fluvoxamina ha indotto in tre mesi miglioramenti nell'85 per cento dei soggetti malati da anni: improvvisamento i pazienti hanno notato la scomparsa dei 'peli dalla faccia', dei 'brufoli' ed hanno constatato di avere 'un bel seno'. Finalmente, cioe', vedevano riflessa la loro immagine reale''.

(Ria/Adnkronos Salute)