EPATITE GBV: ZANETTI- PRESENTE IN ITALIA IL TIPO C
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EPATITE GBV: ZANETTI- PRESENTE IN ITALIA IL TIPO C

Milano, 1 apr. (Adnkronos Salute) - Il virus GBV causa dell'epatite di tipo G e che prende il nome dal paziente in cui e' stato individuato e' presente anche in Italia nel suo sottotipo C ed e' potenzialmente causa di epatiti acute, croniche e fulminanti. La conferma della presenza e della modalita' di trasmissione emerge, per la prima volta, dallo studio condotto dal professor Alessandro Zanetti, direttore Istituto di Virologia dell'Universita' degli Studi di Milano, in collaborazione con i ricercatori della Abbott Laboratories di Chicago che l'anno scorso hanno identificato il virus. I dati preliminari sono stati presentati nell'ambito del recente seminario di aggiornamento ''Attualita' in tema di diagnosi, epidemiologia e prevenzione delle epatiti da virus'' tenutosi a Milano.

''L'8-10% delle epatiti acute e circa il 10-15% di quelle croniche - dice Zanetti all'Adnkronos Salute - hanno una paternita' eziologica non nota. Il virus G (HGV) e la famiglia di virus GBV A-B-C, (anch'essa di recente identificazione) presentano delle similitudini con il virus dell'epatite C per cui rientrano tutti in una stessa famiglia, la famiglia delle Flaviviridae. I dati relativi alle sequenze dei due tipi di virus dimostrano che l'HGV e il GBV di tipo C (quello piu' rilevante per la patologia umana) praticamente sono lo stesso virus: sono due sigle per chiamare sostanzialmente lo stesso virus''.

Quindi: HGV e GBV-C sono virus pressoche' identici; sono potenzialmente patogeni in quanto in grado di causare epatiti; si trasmettono con modalita' simili a HBV e HCV poiche' possono causare epatite post-trasfusionale; e' stata osservata elevata frequenza di co-infezione con HBV e HCV soprattutto in tossicodipendenti; sono identificabili in donatori con transaminasi elevate ma anche normali.

''Per verificarne ruolo e diffusione - prosegue Zanetti - abbiamo allora studiato una serie di epatiti acute e croniche non A non E (cioe', saggiate con tutti i marcatori non ne avevano nessuno per i virus A, B, C, D e neppure E): le percentuali riscontrate sono poco meno del 10% nelle acute e di circa il 20% in quelle croniche. Maggiore positivita' nelle epatiti croniche in soggetti tossicodipendenti HCV+, soggetti a rischio per il virus dell'epatite C e per quei virus con analoghe modalita' di trasmissione: la percentuale e' del 45%''.

Infine, i donatori di sangue. ''Abbiamo inizialmente studiato candidati donatori con valori anormali di transaminasi, e che vengono quindi scartati, e il virus GBV-C e' stato riscontrato in una percentuale di circa il 10%. Se l'HGV o il GBV e' in associazione con il virus C o B - commenta Zanetti - il sangue non viene trasfuso in quanto i test specifici lo identificano. Se e' da solo o le transaminasi sono mosse, il sangue non puo' comunque esser donato; quindi il test delle transaminasi e' un test surrogato anche per il G. Il problema potrebbe porsi quando le transaminasi sono normali in un soggetto non a rischio: in questo caso il virus potrebbe potenzialmente essere trasmesso, eventualita' che deve essere tuttavia valutata''.

Attualmente sono in corso, sia in Italia sia negli Stati Uniti, dei trials per studiare come agisce la terapia interferonica in soggetti che presentano la doppia co-infezione.

(Bos/Adnkronos Salute)