(RPT) MUCCHE PAZZE: BALLARINI- NESSUNA POSSIBILITA' CONTAGIO
(RPT) MUCCHE PAZZE: BALLARINI- NESSUNA POSSIBILITA' CONTAGIO

Bologna, 4 apr. (Adnkronos Salute) - Le possibilita' statistiche di contagio nell'uomo della BSE, l'encefalopatia spongiforme bovina, sono praticamente nulle. E' quanto sostenuto stamane dal dibattito tenutosi a Bologna sul tema dei controlli sulla carne italiana da Giovanni Ballarini, direttore dell'Istituto della Clinica Medica Veterinaria dell'Universita' di Parma. ''Statisticamente le possibilita' di contagio non esistono. La BSE non e' un problema italiano, se mai e' al momento un problema inglese. L'ansia che si e' generata in questi giorni e' dovuta soprattutto alla scarsa preparazione sui problemi dell'alimentazione''.

''Il nostro sistema sanitario -continua Ballarini- e' efficiente e siamo a livelli di totale sicurezza. Si e' parlato molto delle farine di carne, dalle quali potrebbe essere stata trasportata la malattia ai bovini, ma queste sono prodotte in modo diverso da paese a paese. In Italia queste farine vengono prodotte a temperature molto elevate, mentre in Inghilterra per garantire un risparmio energetico vengono prodotte a basse temperature. C'e' quindi la possibilita' che le farine, soprattutto di carne ovina, possano trasmettere la malattia. Sono prodotti necessari comunque all'allevamento e difficilmente si potra' farne a meno''.

Giorgio Poli, direttore dell'Istituto Microbiologico di Immunologia dell'universita' veterinaria di Milano ha spiegato le origini molto lontane di questa malattia: ''Morire ridendo fu anche il titolo di un romanzo scientifico in cui gli autori si accorsero che in alcune popolazioni della Nuova Guinea la gente moriva con una smorfia sul viso. E si accorsero che tutto derivava da un rituale cannibalistico, il Kuru, in cui la popolazione cospargeva la propria pelle con il sangue e la carne dei morti. Esistono varie forme di questa malattia molto conosciuta soprattutto nelle pecore, le cosiddette 'scrapie'. E' possibile che i mangimi che si consumano in Inghilterra siano stati infettati da questa pecora malata''.

Rispetto all'efficienza del servizio sanitario italiano anche produttori e allevatori sono concordi: ''Conosciamo perfettamente come si tiene una filiera -spiega Vincenzo Tassinari, presidente della Coop Italia- e lavorano con noi molte persone qualificate proprio per tutelare il consumatore italiano scegliendo solo prodotti nostrani di qualita'. Nemmeno un chilo di carne sconosciuta puo' arrivare nei negozi italiani. Abbiamo selezionato gli allevamenti, i macelli attraverso 500 allevatori nazionali e 18 macelli. I controlli italiani sono i migliori in Europa e possiamo garantire che sulle tavole degli italiani non possono arrivano carni di vacche malate di BSE''.

Un monito arriva da Alfredo Gallerani, presidente del Conazo: ''oggi tutti dicono di vendere carne italiana, ma attenzione non e' possibile. Tutta la carne italiana non basterebbe a soddisfare il fabbisogno nazionale, nemmeno in questo momento di crisi''. ADN0000 1 xxx 0 SAL

(AdnK/Adnkronos Salute)