IPERTENSIONE: PROGETTO MONICA- TRATTATO SOLO 23% DONNE
IPERTENSIONE: PROGETTO MONICA- TRATTATO SOLO 23% DONNE

(vedi Adnkronos Salute n. 16)

Milano, 25 feb. (Adnkronos Salute) - Solo il 23 per cento delle donne ipertese tra i 45 e i 64 anni sono in terapia. Lo ha evidenziato il progetto Monica Oms Area Brianza, un decimo della popolazione lombarda, i cui dati sono stati commentati nell'ambito della presentazione dello studio Simona per valutare l'ipertensione in menopausa, che si e' tenuta questa mattina a Milano.

''Il dato e' preoccupante - ha affermato il prof. Gian Carlo Cesana dell'Universita' di Milano, che ha partecipato allo studio Oms - considerando che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morbosita' e mortalita' nelle donne dopo la menopausa: circa la meta' sviluppa malattia coronarica, il 30% ne muore e il 20% e' affetto da ictus cerebrale''.

Menopausa, dunque, ulteriore e tipico fattore di rischio cardiovascolare nelle donne. L'eta' media della menopausa e' oggi 51 anni (l'intervallo e' tra 41 e 59 anni), ma la produzione ovarica di estrogeni e progestinici comincia a declinare anni prima della completa cessazione delle mestruazioni. ''L'aspettativa di vita media della donna si aggira intorno agli 81 anni, praticamente raddoppiata rispetto a quella di inizio secolo, la donna passa quindi un terzo della sua vita in menopausa; in Italia le donne in menopausa sono 10,5 milioni. Molte delle piu' importanti cause di morbosita' di questa fascia di eta' (malattie cardiovascolari, osteoporosi e varie foeme di cancro) sembrano essere influenzate dagli ormoni femminili''.

Numerosi studi hanno dimostrato un rischio significativamente piu' basso di evento coronarico, fatale e non fatale, nelle donne che dopo la menopausa assumono estrogeni. ''Si ritiene che il beneficio si realizzi soprattutto attraverso la riduzione dei grassi nel sangue'', ha spiegato Cesana.

Dai dieci anni di osservazione considerati dal progetto Monica si evidenzia che il numero dei casi di infarto e' rimasto sostanzialmente invariato, che il numero di casi fatali rispetto ai non fatali e' invece diminuito (dal 30 al 40%) e che la diffusione dei principali fattori di rischio e' rimasta anch'essa invariata e consistente: ipercolesterolemia 25%, ipertensione 19%, obesita' 25% e fumo di sigaretta 23%.

''Si deve ritenere che la diminuzione della letalita' - ha commentato Cesana - debba essere posta in relazione soprattutto con la migliore assistenza ospedaliera, con la paradossale conseguenza che il problema delle malattie cardiovascolari e' aumentato, non diminuito, essendo il numero di casi sopravvissuti in forte crescita nella popolazione''.

(Bos/Adnkronos Salute)