TRAPIANTO MIDOLLO: SCOPERTO ANTIGENE MARKER RISCHIO GVH
TRAPIANTO MIDOLLO: SCOPERTO ANTIGENE MARKER RISCHIO GVH

Portland, 2 lug. (Adnkronos Salute) - Un antigene presente sui linfociti T, quando questi sono attivi, potrebbe servire da marker del rischio di reazione del trapianto contro l'ospite, dopo trapianto di midollo. In questo modo sarebbe possibile identificare i trapianti a rischio e, probabilmente, eliminare selettivamente i linfociti responsabili.

E' quanto emerge da uno studio sperimentale, condotto dal dottor Thomas Tittle e la sua equipe di Portland, nell'Oregon, e pubblicato sulla rivista 'Blood'. Finora, non c'era nessuno strumento per identificare il rischio di reazione del trapianto contro l'ospite e la profilassi veniva effettuata attraverso una immunosoppressione non specifica. Alcuni studi avevano mostrato che la glicoproteina membranaria OX-40 e' espressa dai linfociti T da poco attivati, in particolare in un modello in vitro di reazione del trapianto contro l'ospite.

L'equipe di ricercatori americani hanno quindi misurato l'espressione dell'OX-40 in un modello di reazione del trapianto contro l'ospite, nel ratto. E' stato osservato un aumento dei linfociti T CD4+ che esprimono questo antigene, poco dopo il trapianto e prima che comparissero i sintomi della reazione. Il tasso di linfociti che esprimono l'OX-40 e' aumentato di 10 volte, mentre questo aumento e' stato minore in un altro modello di trapianto di midollo che non presentava reazione contro l'ospite. Cio' mostra quindi che il forte aumento dell'espressione dell'OX-40 e' molto specifico. Sono stati trovati linfociti che esprimono l'OX-40 nella milza, nella pelle, nei linfonodi e nel fegato in caso di reazione del trapianto contro l'ospite.

Gli autori affermano di avere a disposizione risultati sull'uomo, non ancora pubblicati, che vanno nello stesso senso, con aumento dell'espressione dell'OX-40 prima e durante la reazione e riduzione della risposta al trattamento con corticosteroide. ''La ricerca rapida dell'OX-40 nei linfociti periferici (dopo trapianto di midollo) - commentano - potrebbe permettere di diagnosticare i pazienti a rischio. Cio' potrebbe permettere un trattamento consistente nell'eliminare specificamente questi linfociti attivati contro l'ospite''. Le conclusioni vengono da uno studio condotto su un modello animale di auto-immunita' dove una immunotossina diretta contro l'OX-40 ha permesso di attenuare i sintomi, suggerendo che e' possibile agire su questo bersaglio.

(Blood, vol.89, n.12, pp.4652-4658)

(Fei/Adnkronos Salute)