MORBO DI CROHN: UN CASO DI EPATITE CRONICA DA MESALAZINA
MORBO DI CROHN: UN CASO DI EPATITE CRONICA DA MESALAZINA

Parigi, 9 giu. (Adnkronos Salute) - Contro tutte le aspettative, un trattamento a base di un antinfiammatorio per la terapia del morbo di Crohn o della colite ulcerosa provoca effetti secondari sul fegato e in particolare un'epatite cronica. Si tratta della mesalazina (5-ASA), molecola ormai di scelta per le malattie infiammatorie dell'intestino, che puo' indurre la maggior parte degli effetti secondari del suo predecessore sulfasalazina, in particolare quelli epatici. La mesalazina e' una formulazione a liberazione prolungata dell'acido 5-aminosalicilico, che si supponeva sprovvista degli effetti collaterali della sulfasalazina.

La molecola e' metabolizzata, dai batteri presenti nel colon, nel principio attivo (l'acido 5-aminosalicilico) e in sulfapiridina, responsabile degli effetti indesiderati. Dominique Pessayre e colleghi dell'Ospedale Beaujon di Clichy descrivono il caso di un uomo di 65 anni nel quale la mesalazina ha provocato epatite cronica.

Dopo 21 mesi di trattamento il tasso degli enzimi epatici risultava aumentato, assieme al tasso di auto-anticorpi e di immunoglobuline IgG. La biopsia ha confermato la presenza di lesioni imputabili ad epatite cronica. Dopo 8 mesi sono stati osservati segni di disfunzione epatica, ma la sospensione della simvastatina (altro farmaco assunto dal paziente) non ha provocato miglioramento del quadro clinico. Solo l'interruzione della mesalazina ha indotto la normalizzazione del tasso degli enzimi epatici e delle IgG e la scomparsa degli auto-anticorpi.

Secondo gli autori, ''contrariamente alle attese iniziali, la mesalazina puo' indurre la maggioranza degli effetti associati alla sulfasalazina'', e raccomandano di sospendere il trattamento ai primi segni di disfunzione epatica per evitare epatite cronica o fibrosi epatica.

(Gut, vol.6, n .44, pagg.886-895)

(Tra/Adnkronos Salute)