CIRROSI: QUELLA PRIMITIVA BILIARE AUMENTA RISCHI TUMORI
CIRROSI: QUELLA PRIMITIVA BILIARE AUMENTA RISCHI TUMORI

New York, 22 giu. (Adnkronos Salute) - I pazienti affetti da cirrosi biliare primitiva, malattia ad eziologia sconosciuta e che si caratterizza da colestasi cronica, sono esposti ad un elevatissimo rischio di sviluppare un tumore, soprattutto un carcinoma epatobiliare.

E' quanto dimostrano ricercatori della Mayo Clinic di Rochester dopo aver analizzato i dati della banca dati del centro sanitario; i risultati pubblicati sulla rivista Hepatology sottolineano la necessita' di seguire in modo piu' aggressivo i pazienti affetti da una malattia epatica cronica, soprattutto se la cirrosi e' causata da epatite virale o da emacromatosi.

Su 1.692 pazienti affetti da cirrosi biliare primitiva tra il 1976 e il 1985 sono stati riscontrati 114 casi di carcinoma primario. Escludendo i tumori manifestatisi nei pazienti prima del ricovero, il numero si e' raddoppiato rispetto alla popolazione generale (93 casi su 62). Il tumore e' stato diagnosticato 6,4 anni dopo la manifestazione della cirrosi biliare primitiva, piu' frequentemente al fegato.

Nelle donne si sono osservati 10 casi di carcinoma epatobiliare contro 0,2 attesi, cosi' come negli uomini si sono osservati 5 casi contro lo 0,1 atteso. In particolare si e' trattato di carcinomi epatocellulari primari (12 su 15) e di colangiocarcinomi (3 casi). Tutti i pazienti sono deceduti, eccetto uno che ha subito un trapianto di fegato. L'abuso di alcool, concludono gli autori, non e' stato mai causa di carcinoma epatobiliare, mentre il virus dell'epatite C si e' rivelato una patologia comune eccetto che per 4 pazienti.

(Hepatology, vol.29, n.5, pagg. 1369-1398)

(Red/Adnkronos Salute)