SANITA': BISSONI, 'BUCO' NORMA FINANZIARIA SU TETTO REGIONI MOBILITA' PAZIENTI
SANITA': BISSONI, 'BUCO' NORMA FINANZIARIA SU TETTO REGIONI MOBILITA' PAZIENTI
NO A MISURE DALL'ALTO, SERVE ACCORDO FRA REGIONI

Roma, 18 nov (Adnkronos Salute) - ‘’Siamo di fronte ad un buco della norma, perche’ non si capisce chi stabilisce il tetto e quale la sua entita’. Un tetto che, tra l’altro, e’ assolutamente inefficace. Su materie cosi’ delicate, infatti, servono accordi e fra regioni e regole condivise’’. Cosi’ Giovanni Bissoni, assessore della Sanita’ dell’Emilia Romagna, commenta il comma 203 della Finanziaria, che prevede la limitazione, attraverso l’imposizione di un tetto massimo regionale, dei rimborsi riconosciuti alle strutture sanitarie per i pazienti che vanno a curarsi in una regione diversa da quella di appartenenza, ad eccezione delle prestazioni oncologiche e quelle di alta’ specialita’.

‘’In mancanza di qualunque indicazione, l’interpretazione piu’ plausibile e’ che sia la Conferenza Stato-Regioni a fissare il tetto’’, premette Bissoni. Aggiungendo pero’:‘’il buon senso vuole che, su cose cosi’ delicate, si discuta preventivamente con i diretti interessati’’. Nel merito, comunque, Bissoni boccia l’imposizione di un tetto ed esprime le preoccupazioni delle Regioni, anche alla luce ‘’dell’esperienza negativa fatta dai governi regionali su questo tipo di misure’’. ‘’Un tetto da solo, se non accompagnato da precisi accordi preventivi di fornitura o da regole condivise - spiega all’Adnkronos Salute - rischia di trasformarsi in un danno per il cittadino e per la qualita’ delle prestazioni’’. In altre parole, si rischia che chi offre le prestazioni, ospedali o ambulatori pubblici o privati, tenderanno a tutelarsi, tagliandone alcune o comunque scegliendo quali offrire e quali no. ‘’E’ chiaro che - spiega - se una struttura non ha certezza sul rimborso di una prestazione, tendera’ a offrire solo quella che ha un maggior margine di rimborso’’.

E ancora: ‘’e’ giusto porsi il problema di regolare la mobilita’ sanitaria nel nostro Paese, contemperando il diritto del cittadino, da un lato, e la certezza per gli erogatori di prestazioni dall’altro. Ma cio’ - ammonisce- deve avvenire nell’ambito di un accordo quadro e di accordi specifici fra regione e regione’’, conclude.

(Fei/Adnkronos Salute)