RICERCA: SUPERSTIZIONE NATA PER AIUTARCI A SOPRAVVIVERE, ORA NON SERVE PIU'
RICERCA: SUPERSTIZIONE NATA PER AIUTARCI A SOPRAVVIVERE, ORA NON SERVE PIU'
LO STUDIO, RAGIONAMENTO TIPO E' 'NON SO SE E' VERO MA MEGLIO NON RISCHIARE'

Roma, 10 set. (Adnkronos Salute) - Scale sotto cui non passare, o gatti neri che attraversano la strada. La superstizione sopravvive ancora oggi, a dispetto della maggiore istruzione e dei progressi della scienza. Ma c' una ragione, e per di pi scientifica, frutto nientedimeno che della teoria evoluzionistica di Darwin. "Le credenze che hanno accompagnato la storia dell'uomo sin dai suoi inizi - spiegano i biologi evoluzionisti dell'universit di Harvard e dell'ateneo di Helsinki (in Finlandia) sui Proceedings of the Royal Society B - ancorch non certificate dalle evidenze scientifiche hanno offerto sempre una via di fuga verso una presunta maggiore sicurezza. Dando l'illusione di poter scansare un avvenimento nefasto semplicemente comportandosi in un modo piuttosto che in un altro".

Insomma, il ragionamento tipo dei superstizioni 'non so se passare sotto una scala porti sfortuna o no. Ma nel dubbio giro alla larga'. Solo che, aggiungono i ricercatori, "al giorno d'oggi potremmo benissimo prenderci il lusso di mandare in soffitta tutte le superstizioni collezionate in millenni". Per dare un senso alle credenze e poi smontarle del loro significato, gli scienziati hanno utilizzato un modello matematico. In questo modo sono riusciti a dimostrare che ogni superstizione si tramanda e permane nella cultura popolare fintanto che il rapporto costi-benefici resta favorevole. Ossia finch credere conviene rispetto ad accettare i rischi che l'eventuale rapporto causa-effetto comporta. "Certo la situazione si complica - ammettono le due equipe - quando un certo risultato pu avere numerose cause". E oggi, continuano gli scienziati, "di fronte a una delle tante superstizioni l'atteggiamento di molti simile a quello che si ha nei confronti dell'omeopatia: molte volte non funziona, ma in qualche caso s. Dunque perch non provare?". (segue)

(Sch/Adnkronos Salute)