FARMACI: STUDIO, ENTECAVIR RIDUCE DANNI FEGATO IN EPATITE B CRONICA
FARMACI: STUDIO, ENTECAVIR RIDUCE DANNI FEGATO IN EPATITE B CRONICA
DOPO 6 ANNI DI SOMMINISTRAZIONE MENO PROBLEMI EPATICI IN 96% PAZIENTI

Roma, 16 feb. (Adnkronos Salute) - Una terapia prolungata con un antivirale innovativo in grado, nell'epatite B cronica, di ridurre i danni al fegato. Uno nuovo studio sull'entecavir, molecola di nuova generazione e antivirale orale ad alta barriera genetica, ha infatti dimostrato, dopo sei anni di somministrazione, di diminuire i danni epatici nel 96% dei pazienti. Lo studio, ETV-901, stato presentato oggi al 19 Congresso dell'Asian Pacific Association for the Study of the Liver (Apasal), in corso a Hong Kong, che riunisce circa 2.500 esperti.

Secondo lo studio, la molecola - scoperta nei centri di ricerca di Bristol-Myers Squibb e disponibile in Italia da oltre un anno - nei trattamenti a lungo termine associata alla riduzione dell'infiammazione epatica e della fibrosi. E nel 100% di questi pazienti la carica virale era a livelli non rilevabili. Buoni risultati di entecavir dovuti - spiega una nota - alla sinergia fra la potenza nell'abbattere la carica virale e l'alta barriera genetica, con la necessit per il virus di sviluppare almeno tre mutazioni per sfuggire all'effetto della molecola. In particolare, nello studio ETV 901, il trattamento per sei anni con entecavir stato associato al miglioramento dell'istologia epatica, compresa la fibrosi, in pazienti affetti da epatite B cronica.

Nel corso della ricerca sono stati valutati i risultati istologici a lungo termine in 57 persone non trattate in precedenza con un antivirale orale provenienti da due studi di fase III. Nel 96% dei pazienti (55 su 57) sono stati evidenziati miglioramenti nell'istologia epatica. Inoltre, nell'88% dei pazienti (50 su 57) si manifestata la riduzione della fibrosi epatica: la formazione di tessuto cicatriziale nel fegato come reazione a un'infiammazione cronica che pu essere causata dall'infezione da epatite B cronica. Nella totalit dei pazienti (57 su 57), infine, la biopsia aveva una carica virale non rilevabile. Al congresso Apasl sono stati presentati anche i risultati istologici dello studio ETV-060 condotto su pazienti giapponesi: nelle persone in cui stata effettuata la biopsia di controllo a lungo termine, la carica virale era a livelli non rilevabili nel 100% dei pazienti naive (37 su 37) e nell'89% dei pazienti refrattari alla lamivudina (23 su 26).

(Com-Ram/Adnkronos Salute)