trapianti: si' a donazione organi per 2 italiani su 3, donne piu' incerte
trapianti: si' a donazione organi per 2 italiani su 3, donne piu' incerte
indagine onda, contrario l'8% e indecisi soprattutto i piu' giovani

Milano, 13 ott. (Adnkronos Salute) - Due italiani su tre si dicono favorevoli alla donazione dei propri organi in caso di morte. Solo l'8% si definisce contrario, ma c' anche un nutrito gruppo di 'indecisi' (32%). E mentre le donne sono le pi restie a dare il consenso all'espianto degli organi, soprattutto fra i pi giovani si nascondono i 'temporeggiatori': quelli che non vengono a capo della questione, o che non hanno mai pensato alla morte e di conseguenza non si sono mai posti il problema. E' il quadro tracciato da un'indagine commissionata dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) all'istituto di ricerche Elma Research, condotta a luglio 2009 su un campione di 629 italiani tra i 18 e i 70 anni, reclutati in 9 regioni italiane.

Un risultato "positivo - riflette oggi a Milano Francesca Merzagora, presidente di Onda - che per stride con la situazione italiana dei trapianti", fatta di lunghe liste d'attesa e di numeri che vedono "i donatori potenziali in aumento (2.289 persone nel 2008) e i trapianti in calo, con 2.916 interventi nel 2008". A pesare sull'andamento delle donazioni, rileva l'indagine, sono fattori culturali: la met degli italiani non parla di questo argomento e non sa cosa ne pensano i suoi familiari. In pochi, poi, mettono per iscritto la propria decisione. Ancora meno sono quelli che la comunicano al proprio medico di famiglia oppure all'Asl. Soprattutto chi favorevole alla donazione lo renderebbe noto anche attraverso la sua carta di identit.

Sulla donazione degli organi l'universo femminile si spacca: risolvono il conflitto interiore con un s soprattutto le donne lavoratrici (impiegate, manager, libere professioniste), diplomate o laureate e con meno di 40 anni. Le contrarie sono spesso casalinghe o pensionate con un livello di istruzione inferiore e pi avanti con l'et. Ma su una cosa gli italiani sono unanimi: sulla fame di informazioni e sul silenzio delle istituzioni sanitarie. Gli intervistati chiedono campagne di sensibilizzazione non solo attraverso la televisione, ma vogliono che siano anche i medici di famiglia, le Asl e il ministero a parlarne.

(Lus/Adnkronos Salute)