Sanita': associazione Ccsvi, cura insufficienza venosa e' a carico Ssn
Sanita': associazione Ccsvi, cura insufficienza venosa e' a carico Ssn
Su metodo Zamboni per sclerosi multipla atteso parere Consiglio superiore di sanita'

Roma, 14 ott. (Adnkronos Salute) - La cura del Ccsvi, l'insufficienza venosa cronica cerebrospinale, pu essere garantita all'interno del servizio sanitario nazionale. Lo spiega l'Associazione Ccsvi per la sclerosi multipla che riporta le parole del presidente della Seconda sezione del Consiglio Superiore di Sanit, Alberto Zangrillo, al termine della riunione del gruppo informale della presidenza del Css, organismo che a breve dovr fornire un parere sulla cura Zamboni per la sclerosi multipla, basata proprio sulla Ccsvi, al ministro della Salute Ferruccio Fazio.

"La Ccsvi una patologia che rientra nelle alterazioni del sistema vascolare non coronarico, una patologia che il servizio pubblico riconosce trattabile con un Drg (il codice per il rimborso delle prestazioni)", aveva spiegato Zangrillo, dopo la riunione di marted incentrata sulla cura proposta da Paolo Zamboni, direttore del Centro di malattie vascolari dell’Universit di Ferrara, secondo cui esiste una relazione tra l'insufficienza cerebrospinale venosa e la sclerosi multipla. L'associazione ricorda che, nella stessa riunione, gli esperti del Css di fronte alla mancanza di prove scientifiche sulla cura hanno sottolineato l'importanza di procedere seguendo la strada della sperimentazione clinica secondo canoni scientifici condivisi.

"Chiediamo che la scienza faccia il suo corso - ha dichiarato Francesco Tabacco, presidente dell’associazione Ccsvi - ma anche che i malati di Ccsvi siano curati con l’angioplastica, a prescindere dalla relazione o meno con la Sclerosi multipla". L'associazione, inoltre, chiede un urgente incontro con il ministro Fazio e rileva che "non esiste nel Paese un Centro di ricerca e assistenza per la Ccsvi e le malattie correlate, all'interno del Ssn, mentre invece proliferano Centri privati che offrono a pagamento il frutto della ricerca nata negli ospedali Bellaria di Bologna e Sant Anna di Ferrara". (segue)

(Com-Ram/Adnkronos Salute)