Salute: star di Hollywood e casalinghe, anoressia contagia anche over 40
Salute: star di Hollywood e casalinghe, anoressia contagia anche over 40
Da Demi Moore a Catherine Zeta Jones fino alle pazienti adulte dei centri specializzati

Milano, 27 gen. (Adnkronos Salute) - Viene spesso definita 'malattia professionale' per le modelle, ma fuori dalle passerelle l'anoressia 'contagia' ormai anche donne over 40. Non solo star di Hollywood alle prese con pene d'amore, come l'attrice Demi Moore, fotografata negli ultimi giorni in un abito rosso che mostrava una magrezza estrema, lontana dalle curve del passato. O ancora Melanie Griffith, in lotta costante con la bilancia, e nel 2010 la mediterranea Catherine Zeta Jones che appariva pelle e ossa in alcuni scatti rubati. Nei corridoi dei centri specializzati nella cura dei disturbi del comportamento alimentare se ne vedono sempre di pi: adulte ridotte a degli scheletri, ostinate nel rifiuto del cibo. Alcune hanno anche 40-45 anni.

Gli esperti parlano di 'insorgenza tardiva' della malattia, ma anche di forme 'long term', cio di casi di convivenza anche decennale con il 'mal di cibo', dai tempi della pubert fino all'et adulta. "L'esordio tardivo un fenomeno nuovo, nel senso che l'anoressia in genere una malattia dell'adolescenza. Oggi invece coinvolge anche signore di una certa et che sviluppano il disturbo da grandi". A segnalarne la presenza sempre pi massiccia stata pi volte Maria Gabriella Gentile, direttore del Centro per i disturbi del comportamento alimentare dell'ospedale Niguarda di Milano. Nel Centro del Niguarda, dove vengono ricoverati o trattati in day hospital circa mille pazienti l'anno (ai quali si aggiungono pi di 10 mila seguiti in ambulatorio), una paziente anoressica su 10 over 30.

Donne che si ritrovano gomito a gomito con adolescenti, ma anche con bambine. Secondo una statistica, infatti, il 46% dei pazienti del centro ha cominciato ad avere problemi con il cibo prima dei 16 anni, ma c' anche un 9% che il digiuno 'forzato' lo pratica dai tempi delle elementari, comunque sotto i 12 anni. In totale, una paziente su 3 bussa alle porte del centro specializzato in condizioni gravissime, in bilico fra la vita e la morte. Una su 4 ha aspettato che la malattia progredisse almeno 3 anni prima di decidere di farsi curare. (segue)

(Lus/Adnkronos Salute)