Psicologia: l'esperto, cresce dipendenza da aggiornamento tecnologico

ultimo aggiornamento: 25 marzo, ore 17:43

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Roma, 25 mar. (Adnkronos Salute) - E' in aumento la dipendenza da 'aggiornamento tecnologico' che colpisce soprattutto i maschi tra i 35 e i 55 anni. Una 'schiavit' che, il pi delle volte, nulla ha che fare con il lavoro o con necessit concrete. "Queste persone non possono fare a meno di aggiornarsi continuamente e di dotarsi dell'ultima novit, perch per loro la tecnologia un'estensione della propria mente, una parte di s: non hanno scampo, sono costretti a seguire il mercato", spiega Tonino Cantelmi, docente di psicologia dello sviluppo dell'universit Lumsa di Roma, nel giorno in cui si apre la corsa all'acquisto dell'Ipad2.

I nuovi 'schiavi' dell'hi-tech "rappresentano un mercato inesauribile per l'industria, perch sono costretti ad aggiornarsi, non possono farne a meno, visto che questi strumenti sono parte integrante della loro personalit". A essere pi a rischio dipendenza sono quelli della generazione di mezzo, non certo i giovanissimi che sono nati nell'immersione digitale, i cosiddetti 'nativi digitali'. I frustrati dal continuo aggiornamento hi-tech sono i "35-55enni, adulti, molto affascinati dalla tecnologia, obbligati a una corsa senza fine". Non si tratta solo di professionisti, "sono individui che colmano un loro bisogno di identit, che usano la tecnologia al di l del concreto bisogno di utilizzarla".

Il fenomeno "riguarda uno su 4 dei grandi utilizzatori di Internet della fascia di et di cui abbiamo parlato. In pratica sono 'schiavi della loro identit tecnologica'. Si identificano con gli strumenti che usano. Al di l delle parole basta guardare ci che accade anche in ambienti dove le possibilit di distrarsi sono moltissime. E' sufficiente osservare le persone che in vacanza, in settimana bianca ad esempio, restano connessi alla Rete con i diversi strumenti. Il numero di queste persone impressionante". Ma si tratta di un disagio? "Sicuramente non riuscire a fare a meno di 'tecnomediare' la propria realt un disagio. E' una specie di droga tanto che, quando non si riesce a 'mettersi in rete', si hanno vere e proprie crisi da 'tecnoprivazione", conclude Cantelmi.


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