Pd, Marini: ''E' quasi un monocolore Ds, appello agli ex popolari''

ultimo aggiornamento: 15 giugno, ore 11:02
Roma - (Adnkronos) - L'ex presidente del Senato in un'intervista al 'Corriere della Sera': ''Serve un'azione comune ma la leadership di Bersani non si tocca''
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Roma, 15 giu. (Adnkronos) - Il Pd e' ''quasi un monocolore'' Ds, gli ex popolari devono dare vita a un'azione culturale comune, ma la leadership di Pier Luigi Bersani non e' in discussione. L'ex presidente del Senato, Franco Marini, sceglie un'intervista al 'Corriere della Sera' per spiegare che ''gli ex ppi come i liberaldemocratici non hanno presenze visibili nelle strutture operative del partito. E questo e' un errore''. Proprio sugli ex popolari, Marini fa notare: ''Noi ci siamo nel partito: Enrico Letta, Dario Franceschini, Rosy Bindi e Beppe Fioroni occupano posti importanti nel Pd''. Ma a giudizio dell'ex presidente del Senato ''il punto vero e' che non c'e' consapevolezza e concordanza tra queste nostre presenze. E invece io mi appello a loro perche' diano vita a un'azione culturale comune, al di la' delle diverse collocazioni interne''.

A chi gli fa notare poi che i democratici rimandano all'esterno l'immagine di un partito lacerato, Marini replica: ''Avverto questa cosa, ma credo che il Pd un passo avanti lo abbia fatto. Bersani -rimarca- non fara' i fuochi d'artificio, perche' come si dice in gergo ciclistico, e' un passista, ma e' un leader leader a cui tutti riconoscono serieta', capacita' di impegno, conoscenza dei problemi''. ''E allora -rilancia Marini- vogliamo fare un'innovazione? Diamo un grande segno di unita' attorno a Bersani. E dico anche di dire basta a questa tiritera su chi fa il candidato premier. Io non ho dubbi: e' Bersani, il segretario del partito piu' forte''.

Quanto a un suo contributo per ''la riproposizione chiara ed unitaria del ruolo culturale e politico'' degli ex popolari, Marini assicura: ''Se ci fossero difficolta', per un aiuto potrebbero chiamarmi per 48 ore dalla riserva''. E precisa: ''48 ore, niente di piu'. Voglio evitare -conclude- il rischio che i giovani mi accompagnino all'uscio con l'aiuto dei piedi, come per i vecchi pare invocare Prodi''.

INTERCETTAZIONI: QUAGLIARIELLO, CHI CAMBIA IDEA FA UN ALTRO PARTITO

Roma - (Adnkronos) - Se si volesse cambiare la decisione assunta all'unanimita' dall'ufficio di presidenza del Pdl sulle intercettazioni, ''saremmo di fronte all'atto di nascita di un partito all'interno di un altro partito''. E ''sarebbe un atto di rottura''. Non ha dubbi Gaetano Quagliariello, vice presidente dei senatori Pdl, che in'intervista al 'Corriere della Sera' dice di temere che dietro ''certe allusioni dei finiani si voglia scaricare su altri la necessita' di rivedere il testo: il Parlamento, la Corte Costituzionale e perfino il capo dello Stato''.

''Non vorrei che qualcuno -spiega Quagliariello- e non penso al presidente della Camera, avesse deciso di votare in un certo modo in sede di partito ritenendo invece che sarebbe stato meglio non farlo. Questo linguaggio allusivo ci fa perdere la schiettezza di rapporti che ci deve essere all'interno di un'organizzazione politica''. ''Intendo affermare -spiega il vice capogruppo Pdl a palazzo Madama- che questo atteggiamento denota l'esistenza di un serio problema politico'', ovvero ''se le decisioni assunte in sede partitica contano oppure no, dopo ovviamente un dibattito nel corso del quale e' stato possibile approfondire tutti gli argomenti''.

''Il Pdl -rimarca- ha approvato all'unanimita', compresi i finiani, un testo che e' il risultato di due anni di discussione. E quindi ne consegue che tutto il partito nel suo complesso e' impegnato a fare approvare al piu' presto possibile quanto e' stato deliberato''. E a chi gli fa notare che ieri il presidente della Camera ha detto che non c'e' fretta, Quaglieriello replica: ''Penso che non ci sia alcun problema se c'e' la volonta' politica di approvare subito la manovra economica per passare subito alle intercettazioni".

INTERCETTAZIONI: BOCCHINO (PDL), ERRORE COLOSSALE NON DISCUTERNE PI

Roma - (Adnkronos) - "'Non vorrei che qualche falco berlusconiano volesse lo scontro istituzionale. Che accarezzasse l'idea di farsi respingere la legge dal capo dello Stato per riapprovarla nello stesso testo e avviare uno scontro costituzionale''. Italo Bocchino, vice presidente dei deputati del Pdl ed esponente finiano, contesta le obiezioni al presidente della Camera. ''Chi replica a Fini -dice in un'intervista al 'Corriere della Sera'- non conosce bene il regolamento della Camera. La tabella di marcia non la decide Fini, ma la Costituzione, il regolamento e le scelte di Berlusconi''.

Il presidente del Consiglio, spiega Bocchino, ''ha voluto fare la manovra con decreto legge e le intercettazioni con disegno di legge: quindi Fini e' obbligato a calendarizzare prima la manovra''. E a chi gli chiede che tempi ci sono, il presidente di Generazione Italia, replica: ''Le intercettazioni possono andare in commissione la prossima settimana. Se si fa un esame lampo di due settimane, arriviamo a luglio. A luglio -insiste- c'e' la manovra e quindi le intercettazioni non possono andare in Aula prima del 20-22 luglio. Il regolamento della Camera prevede tempi lunghi per il primo mese: a Fini e' vietato contingentare il provvedimento''.

INTERCETTAZIONI: 'LIBERO', FINI SCEGLIE TATTICA DEL CARCIOFO - 'UNITA'', E' RING

Roma - (Adnkronos) - Pdl in fibrillazione sui tempi del ddl intercettazioni alla Camera, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini di nuovo ai ferri corti. Al centro dei commenti sulle pagine dei giornali politici la 'frenata' del presidente della Camera, che nei lavori parlamentari da' precedenza all'esame della manovra in Aula, mentre il ddl sugli ascolti slitterebbe a luglio. Fini 'sceglie la tattica del carciofo', scrive 'Libero', sottolineando che ieri il presidente dell'assemblea di Montecitorio ha colto l'occasione di ''un convegno a Benevento, antico feudo di Mastella'', per annunciare che 'non c'e' fretta' per la discussione.

''Nel frattempo -aggiunge- il testo passera' in commissione, dove la fida Bongiorno ha in serbo una serie di miglioramenti'', perche' ''nell'attesa del definitivo abbandono -rimarca il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro- conviene applicare la strategia del carciofo: foglia dopo foglia, si svuota di contenuto ogni articolo, ogni virgola, ogni comma, finche' non resta niente, o quasi''.

'Bavaglio, Fini rallenta, Berlusconi lo ricatta', e' invece il commento de 'l'Unita'' che nota: ''I due si allenano per tornare sul ring'', perche' il cofondatore del Pdl ''punta a modificare il testo uscito dal Senato in commissione gia' da lunedi' prossimo''. Sul piano politico, ''la strategia sembra quella di avere voce in capitolo nel Pdl senza essere guardati a vista per eventuali trabocchetti in Aula''.

Per 'Europa' e' ''allo zenith lo scontro fra il premier e il presidente della Camera che si mette di traverso e prospetta per il Pdl un luglio molto caldo''. Quel ''non c'e' fretta', pronunciato da Fini ''potrebbe diventare -rimarca il quotidiano vicino al Pd- il 'de profundis', almeno fino all'autunno, del ddl intercettazioni''. Uno ''scenario che Berlusconi, Alfano & company temono come la peste: un protrarsi dei tempi''.

Punta invece sulla prorita' da dare alla manovra il 'Secolo d'Italia', che spiega: ''Va affrontata subito. Poi si potra' passare al 'nodo' delle intercettazioni, magari a luglio. Fini taglia a fette le polemiche degli ultimi giorni e rimette al centro dei lavori parlamentari il confronto politico sui contenuti, l'unico -sottolinea il quotidiano diretto da Flavia Perina- in grado di superare la logica forsennata tra guelfi e ghibellini''.

'Fini va a Saigon. Le intercettazioni possono attendere', titola 'il Riformista', che avverte: ''Le carte non sono ancora arrivate alla Camera. Ma Fini ha gia' preparato il suo Vietnam sulle intercettazioni'', perche' la ''guerriglia finiana non si gioca solo sui cavilli del regolamento. Cosi' com'e', il testo non lo convince affatto''. Il quotidiano diretto da Antonio Polito sottolinea che ''proprio per evitare uno scenario di scontro istituzionale nell'inner circle gia' si valutano alcune ipotesi di scuola: 'Se la legge resta cosi' com'e' e Berlusconi mette la fiducia votiamo la fiducia al governo ma ci asteniamo sul provvedimento'. Scenari estremi. Forse congetture. Ma qualcuno -conclude- ha messo in conto che il gioco nelle prossime settimane si fara' assai duro''

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