Pollastro alla moresca, schiacciata e pecorino. Cene musicali a Serra de' Conti

ultimo aggiornamento: 02 agosto, ore 20:43
Roma - (Ign) - Accompagnati dalla musica delle note del violino barocco e della spinetta, i visitatori potranno gustare lagane asciutte con rag di fagioli, erbe aromatiche e uova. Nell'oristanese, invece, il 10 e l'11 agosto ci sar la sagra dei 'Pipiriolos', un particolare tipo di pasta locale


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Roma, 2 ago. - (Ign) - La cucina, la musica e la vita monastica, tre ingredienti per un salto all’indietro in un passato che a Serra de’ Conti pi vivo che mai. Sar tutto dedicato al Barocco domani il secondo appuntamento con le 'Cene Musicali', proposte dal vivace centro in provincia di Ancona: un salto all’indietro nel Seicento all’interno di una cornice davvero particolare, il Museo delle Arti Monastiche col suo giardino panoramico sulle circostanti colline e il Chiostro di San Francesco. Con le 'Cene Musicali', promosse dal Comune di Serra de’ Conti e dalla direzione del Museo, e organizzate dalla Pro-Loco in collaborazione con Slow Food, Serra de’ Conti dedica tre serate a differenti periodi storici, e propone i piatti tipici di allora accompagnati dalla musica del tempo, con strumenti e repertori che ripropongono le sonorit dei corrispondenti periodi.

Il 3 agosto, mentre risuoneranno le note del violino barocco e della spinetta, i visitatori potranno gustare lagane asciutte con rag di fagioli, erbe aromatiche e pecorino, pollastro alla moresca con fette di prosciutto e spezie, schiacciata di cicoria, ova e pecorino e dolce conclusione con i baci delle monache. La storia di Serra de’ Conti, infatti, legata a doppio filo al convento di clausura di Santa Maria Maddalena, chiuso quattro anni fa. Le monache che lo hanno abitato per tanti secoli hanno sempre intrattenuto rapporti molto diretti con gli abitanti del luogo: preparavano medicinali, cucinavano per chi non poteva permettersi di mangiare e, all’occorrenza, si trasformavano in baby sitter per accudire i figli dei serrani. Ecco perch qui nato il Museo della Arti Monastiche, una struttura unica nel suo genere che 'racconta' oltre cinque secoli di vita claustrale, attraverso gli oggetti della vita quotidiana e delle attivit manuali – dalla colorazione degli abiti al cucito - oltre, naturalmente, alla vita spirituale delle monache.

Nei giorni delle 'Cene Musicali', oltre al Museo, merita una visita l’intero centro storico di Serra de’ Conti, un significativo esempio di impianto urbano di origine duecentesca, riadattato e trasformato prima in et tardomedievale e poi moderna sotto la spinta dei mutamenti economici-sociali. Lungo il perimetro della citt antica, situata su una cresta collinare lungo la valle del fiume Misa, corre la cinta muraria spezzata da dieci torrioni e da una monumentale porta fortificata.

Le 'Notti Musicali' di Serra de' Conti tornano il 10 agosto, per l'ultima serata con il Settecento protagonista in musica e in tavola. Per prenotazioni info@museoartimonastiche.it.

Appuntamento il 10 e l'11 agosto, invece, a Montresta in provincia di Oristano. Questo borgo famoso per un particolare tipo di pasta, i 'Pipiriolos', dei lunghi bucatini dalla forma particolare e dalla superficie rugosa, dovuta alla trafilatura al bronzo, che trattiene benissimo i robusti sughi che li accompagnano. Il 10 verr proposta la versione classica del condimento, un sugo fresco con carne (porchettone o pecora) e formaggio pecorino in abbondanza; il giorno successivo, invece, sar la volta della nuova ricetta “s’alzola” (ovvero “l’aia”), che combina alcuni ingredienti di stagione come i pomodori secchi e il finocchietto selvatico, con i sapori forti tipici della terra sarda.

La fantasia sicuramente non mancata a chi ha coniato il nome di questa pasta di semola: in sardo, “su pipiriolu” che in sardo significa piffero. Una specialit che si ottiene azionando a braccia un torchio fissato su una base di legno, che consente di trasportarlo per tutto il paese: le casalinghe preparano l’impasto di farina di semola, acqua e sale che viene frazionato in lunghi tubi che vengono introdotti nel tamburo del torchio. Dopo aver riempito questo tamburo, inizia la pressione del disco di bronzo contro la parte del disco forato e dopo quattro o cinque giri completi un’altra persona, dopo aver valutato la giusta lunghezza, stacca la pasta e la adagia sul tavolo per l’essicazione. In tutta la Sardegna, un torchio di questo tipo viene utilizzato solo a Montresta e a Ula Tirso: come questa macchina rudimentale sia giunta in questi due paesi dell’isola, resta ancora un mistero.


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