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Con crisi cala lavoro per guide turistiche, problema concorrenza sleale

ultimo aggiornamento: 09 agosto, ore 10:54
Sull'attivit svolta da colleghi stranieri nel nostro paese si recentemente pronunciata la Cassazione.


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Roma, 9 ago. (Labitalia) - Calano i turisti nelle citt d'arte, ma non solo, e le guide turistiche, in questa estate di crisi, si ritrovano senza lavoro. E puntano il dito contro chi fa concorrenza sleale. "Quest'anno per noi va malissimo. Molti colleghi sono a spasso", denuncia a Labitalia Marcella Bagnasco, presidente dell'Angt, Associazione nazionale guide turistiche.

A quantificare la diminuzione di attivit Giusy Belfiore, presidente regionale dell'Angt della Sicilia, che per l'Isola parla di un 30% in meno di lavoro per le guide: "Stiamo soffrendo davvero, in particolare per il calo del turismo italiano - avverte - e non c' attenzione da parte istituzionale verso le professioni turistiche, che rischiano di scomparire e che invece rappresenterebbero un indotto occupazionale importante soprattutto in una terra come la nostra con tassi di disoccupazione elevati".

In questo contesto, pu pesare la concorrenza di guide straniere: "Non di chi abilitato - precisa Marcella Bagnasco - ed esercita l'attivit in modo occasionale e temporaneo, come previsto dalla direttiva comunitaria del 2005, ma da chi non rispetta le leggi. E crea un danno non solo alla nostra categoria, ma anche alle casse dello Stato, perch quello che percepisce viene indirizzato altrove e non porta nulla in termini di gettito fiscale, contributi e via dicendo. In altri termini, il nostro patrimonio artistico viene sfruttato da altri senza portare nessun risultato, anzi danneggiandoci tutti".

Ma Bagnasco tiene a precisare che la sua non una categoria 'xenofoba': "Per nostra natura, siamo multietnici, tanto che rappresentiamo ben 60 nazionalit. Ma si tratta di colleghi, stranieri, abilitati e che esercitano stabilmente la professione nel nostro paese".

La presidente dell'Angt ricorda, infatti, che la direttiva europa del 2005, che ha disciplinato la libera prestazione di servizi in un altro Stato, riguarda attivit tempoeanea e occasionale e professionisti che la esercitano anche nel loro paese: "La direttiva chiara e precisa in questo senso. Il problema il comportamento umano, il fatto che comunque le norme vengono violate. Se l'attivit delle guide straniere nel nostro paese effettivamente limitata all'occasionalit e temporaneit, per noi non c' concorrenza. In casa d'altri, vanno rispettate le regole degli altri e quelle comuni. Mentre per strada ne incontriamo parecchie di persone che fanno la guida ma non sono guide".

E, riferendosi a una recente pronuncia della Corte di Cassazione proprio sull'attivit delle guide straniere in Italia, Marcella Bagnasco chiarisce: "Premesso che aspettiamo di leggere il testo della sentenza, diciamo che si sta facendo molta confusione. Perch, a quello che ci risulta, la Cassazione non ha fatto alcuna 'apertura' sul punto, ma semplicemente riaffermato quanto previsto dalla normativa in materia di libera prestazione di servizi occasionale e temporanea".

Nella fattispecie, sottolinea, "un ragazzo che faceva la guida a Firenze era stato multato perch non aveva eletto domicilio nella citt, ma la Corte ha annullato la multa, probabilmente perch l'obbligo del domicilio non sussiste, in questo caso, proprio perch si tratta di attivit esercitata in modo temporaneo e occasionale e non stabilmente, circostanza che invece richiederebbe il domicilio e tutta una serie di procedure di abilitazione".

Quanto alle richieste della categoria, la presidente dell'Angt ricorda che "da anni chiediamo di avere almeno un Collegio come organo di rappresenza, come del resto hanno anche le guide alpine e come esiste gi in altri paesi".

Poi, fondamentale garantire la competenza e la professionalit attraverso standard minimi di formazione: "A livello europeo, tramite il Centro di normazione, con la collaborazione anche delle associazioni delle guide dei vari paesi, stato definito su base volontaria - spiega la presidente dell'Angt - uno schema di standard minimi di formazione che dovrebbero valere in ogni nazione: sono stabiliti gli argomenti su cui essere preparati, dal diritto dei beni culturali alla letteratura, la conoscenza del territorio e cos via. Standard che dovrebbero valere anche per il riconoscimento reciproco dei titoli. E abbiamo chiesto che questi standard siano recepiti a livello normativo in una nuova direttiva".


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