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Minatori, mestiere a rischio soprattutto in paesi emergenti

ultimo aggiornamento: 13 ottobre, ore 19:13
In Cina maglia nera di incidenti mortali nelle miniere di carbone
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Roma, 13 ott. (Labitalia) - Operai, supervisori, geologi, progettisti, ingegneri minerari. Sono le principali figure che lavorano nella moderna industria estrattiva, ma la categoria pi esposta a incidenti, spesso di natura mortale, rimane quella degli operai.

I pericoli connessi a questo lavoro possono derivare da diversi elementi: macchinari inadeguati e tecnologicamente obsoleti, norme di sicurezza carenti e controlli blandi. Un mix che contribuisce a creare condizioni di lavoro assai rischiose, non di rado fatali. Un dato globale sugli incidenti e i morti in miniera non facilmente reperibile: le statistiche spesso sono incomplete a causa innanzitutto di normative arretrate in molti Paesi e del prolificare di miniere abusive.

Gran parte degli incidenti di natura mortale, come ricordato in un report della 'Federazione internazionale delle unioni dei lavoratori nei settori dell'industria chimica, energetica e mineraria' (Icem), si avuta in questi anni in Cina, Russia (numerosi nella zona siberiana), Ucraina, Kazakhistan, Polonia e India. Condizioni pi pericolose si rilevano di norma nei Paesi meno avanzati tecnologicamente, ma neppure gli Stati Uniti, all'avanguardia dopo i drammatici incidenti che hanno caratterizzato il XX secolo, sono ad oggi immuni da questo tipo di infortuni, come testimoniano i venticinque morti in una miniera del West Virginia nell'aprile di quest'anno.

Proprio quest'ultimo dramma ha spinto gli Stati Uniti a riconsiderare i fattori di rischio sul territorio: cos un recente rapporto del ministero del Lavoro americano ha evidenziato lo scarso livello di addestramento degli ispettori dell'industria estrattiva. L'avanguardia tecnologica, dunque, non basta se non associata alla qualit dei controlli, che potrebbero prevenire incidenti e salvataggi estremi, come quello messo in atto per i 33 minatori in Cile, che ha richiesto sforzi straordinari anche di natura economica e tecnologica.

L'altro fronte di rischio per i minatori quello delle malattie, che si manifestano nel tempo ma non sono meno letali degli incidenti. Quelle tipiche di chi lavora nelle miniere sono di natura respiratoria: antracosi e pneumoconiosi colpiscono in maniera cronica coloro che lavorano nelle miniere di carbone, mentre la silicosi una malattia polmonare causata dall'inalazione di polvere contenente biossido di silicio.

Come nel 1800, la scelta di lavorare in profondit, sotto terra, spesso dettata da condizioni di estrema povert. Il lavoro in miniera rimane in molti Paesi un'opportunit di sopravvivenza, infatti, cos come lo stato per gli italiani verso la fine degli anni '50. Nelle miniere belghe cercavano un'opportunit di riscatto, ma molti di loro persero la vita, come avvenne nel drammatico incidente di Marcinelle. La questione sopravvivenza si pone in primis nei Paesi emergenti e in via di sviluppo, dove il lavoro in miniera arriva a diventare 'forzato'. Come denunciato in un report del 2009 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), i minatori risultano particolarmente soggetti a intimidazioni e minacce, fino a casi di vera e propria coercizione imposta dai proprietari delle cave.

In Cina, Paese con un numero impressionante di vittime, gli incidenti avvengono in prevalenza nelle miniere di carbone (che soddisfa il 60% circa dei bisogni energetici del Paese): 18.557 in tutto il territorio, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale per il carbone. In queste cave sottorranee sono altissime le probabilit di esplosione, ma i rischi sono legati anche ad altri fattori, come gestioni avventate, poste in essere da imprenditori 'improvvisati', e trascuratezza nell'applicazione delle norme di sicurezza.

Secondo dati ufficiali, solo nel 2009 sono stati 2.600 i minatori che hanno perso la vita in Cina, un dato comunque in diminuzione rispetto ai 3.786 morti del 2007. L'ultimo incidente di cui si avuta notizia si verificato ad agosto 2010, con 16 vittime in un incendio esploso in una miniera d'oro nella provincia Shandong.

Proprio l'oro il minerale pi fatale in Sudafrica. Nelle miniere auree, secondo i dati dell'Unione nazionale dei minatori sudafricani, nel 2006 le vittime sono state 113, su un totale di 199 nelle varie tipologie di miniere. Un trend, quello sudafricano, che pu apparire in modo positivo se si pensa al dato del 1996 con 463 morti in totale.

Se le maggiori compagnie minerarie hanno progressivamente adottato misure di sicurezza e prevenzione, garantendo anche condizioni retributive migliori, l'Icem ritiene che lo stesso non possa dirisi per le piccole e medie imprese dell'industria estrattiva, cui viene attribuita la maglia nera degli incidenti mortali.

Dalle responsabilit, sempre secondo l'Icem, non restano immuni i governi, che, di fronte alle remunerazioni offerte dalle compagnie estrattive per l'utilizzo delle cave, potrebbero diventare facilmente corruttibili e disposti a sorvolare sui controlli e sull'applicazione di normative, gi di per s spesso carenti in termini di tutela dei lavoratori. Basti pensare, inoltre, che, fino al 2008, appena 22 Paesi nel mondo avevano aderito alla Convenzione sulla sicurezza e la salute nelle miniere, redatta nel 1995 dall'Oil.

Sulla questione controlli, proprio in Cile, per l'incidente occorso ai 33 minatori, il dito puntato contro gli ispettori del lavoro, che avevano autorizzato la prosecuzione delle attivit nonostante un precedente incidente avrebbe dovuto allertarli sui pericoli esistenti.

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