Scuola, pi del 75% dei ragazzi non sa che esiste il bullismo sessuale

ultimo aggiornamento: 22 gennaio, ore 16:15
Milano - (Adnkronos) - Si tratta di un fenomeno che prende forma diffondendo allusioni o pettegolezzi, attribuendo nomignoli o facendo pressioni su qualcuno. Tra le cause alla base, la superficialit dei ragazzi che, molto spesso, non si accorgono della gravit delle loro azioni


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Milano, 22 gen. (Adnkronos) - In Italia pi del 75% dei ragazzi non sa cosa sia il bullismo sessuale, l'80% di essi si sente pi coraggioso su internet e, per la stessa percentuale, l'aspetto fisico e il modo di vestire determinano preoccupazione e insoddisfazione, condizionando i rapporti interpersonali. Questi sono alcuni dei dati emersi da un'indagine di alcuni ricercatori della ‘Leeds metropolitan university’, affiancati da cinque associazioni no-profit, tra cui l'italiana Pepita onlus, condotta su 240 giovani italiani, inglesi, bulgari, sloveni e lettoni.

Il primo dato emerso dalla ricerca che tre quarti degli intervistati non ha una chiara idea di cosa si intenda per bullismo sessuale, fenomeno che viene erroneamente considerato sinonimo di stupro o violenza. In realt, come spiega Ivano Zoppi, presidente di Pepita onlus: "Il bullismo sessuale tutto quello che viene prima di una manifestazione fisica violenta. una tipologia di bullismo con una specifica connotazione sessuale, viene messo in atto con azioni fisiche, verbali e psicologiche. I comportamenti del bullo comprendono commenti provocatori a sfondo sessuale, allusioni sulla reputazione, l'uso di un linguaggio esplicito per umiliare".

I bulli molto spesso scherniscono elementi fisici, il modo di vestire o le tendenze sessuali. un fenomeno che spesso prende forma diffondendo allusioni o pettegolezzi, attribuendo nomignoli o facendo pressioni su qualcuno. Tra le cause alla base, i ricercatori hanno individuato la superficialit dei ragazzi che, molto spesso, agendo in modo superficiale, non si accorgono della gravit delle loro azioni; il fenomeno pu essere anche la risposta a un rifiuto ricevuto, in altri casi originato da una difficile situazione familiare, in altri ancora deriva da atteggiamenti omofobici. Una delle possibili soluzioni rappresentata dai media, che, come spiega Carolina Pellegrini, consigliere di parit regionale per la Lombardia, “devono cambiare il loro atteggiamento: si parla di violenza quando c’ un atto conclamato, si preferisce dare lo scoop; ma si dovrebbe fare pi sensibilizzazione, partendo dai fenomeni culturali”.


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