L'opera dell'artista rinascimentale Lorenzo Ghiberti

Animali 'nocivi' scaccia carestie scolpiti sulla porta del Battistero di Firenze

Il cervo volante  Il cervo volante
ultimo aggiornamento: 17 ottobre, ore 15:27
Firenze - (Adnkronos) - La scoperta di uno storico dell'arte che li ha studiati e classificati. Secondo un'antica tradizione medievale gli scultori del bronzo erano considerati maghi. Gli animaletti riprodotti con la tecnica della fusione a cera persa in calchi dal naturale. C' la mano di Giotto dietro al Crocifisso di Ognissanti. Lo svela il restauro
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Firenze, 17 ott. (Adnkronos) - Mistero a met tra sacro e profano nella porta Nord del Battistero di Firenze, opera dello scultore rinascimentale Lorenzo Ghiberti. Una folta schiera di animali 'nocivi' scolpita nel bronzo della porta con dimensioni e fattezze estremamente verosimili che, contrariamente a quanto si creduto fino ad oggi, non hanno la semplice funzione decorativa, ma un valore magico: quello di proteggere Firenze dai danni all'agricoltura e dalle conseguenti carestie. La scoperta dello storico dell'arte Mauro Di Vito, studioso e autore di numerosi saggi sul Rinascimento e il Barocco, il quale, insieme con un entomologo e due zoologi e storici della zoologia, ha ripulito e studiato i fregi della porta che riproducono gli animaletti giungendo a interessanti conclusioni.

''Avevo notato da diverso tempo questi animali - spiega all'ADNKRONOS Di Vito, storico dell'arte dell'Universit di Pisa - perch avevo fatto delle ricerche precedenti. Mi sono chiesto se la loro funzione fosse solo decorativa o se invece avessero un altro valore. In effetti - spiega lo storico dell'arte - esiste una tradizione medievale che legava l'arte del bronzo alla magia: i bronzisti erano considerati dei maghi''.

''Inoltre - prosegue Di Vito - secondo un'antica leggenda, il poeta Virgilio avrebbe forgiato una mosca di bronzo da apporre su una porta di Napoli per proteggere la citt dall'azione negativa di quegli insetti, considerati non solo agenti della peste, ma addirittura esseri malvagi al servizio del diavolo. Del resto Belzeb, che significa in lingua ebraica 'signore delle mosche', nel Dizionario infernale viene rappresentato proprio come una mosca''.

Rappresentare quindi qualcosa di negativo significa, secondo le teorie magiche del Medioevo, tenerlo lontano. Un po' come la Teoria medica della segnatura secondo la quale il simile si cura con il simile. ''Gli animali considerati nocivi per l'agricoltura - spiega Di Vito - dovevano essere tenuti lontani da Firenze che, seppur ricca, temeva le carestie. Ci sono documenti che testimoniano come nella citt toscana, in caso di carestia, il prezzo delle fave, che era il cibo pi a buon prezzo, saliva vertiginosamente. In caso di carestia, quindi, la ricca Firenze diventava come alcune zone dell'Africa di oggi''.

Per arrivare alle sue conclusioni, Di Vito si basato sia sulla leggenda di Virgilio, sia sulla tradizione che vedeva dei maghi negli scultori del bronzo. Per verificarla ha studiato tutti gli insetti scolpiti con un entomologo e due zoologi e storici della zoologia, Cecilia Veracini e Alessandro Ceregato, rispettivamente delle Universit di Pisa e di Bologna.

''Ho pensato che se tutti gli animali fossero stati 'negativi' - spiega Di Vito - avrebbero avuto la stessa funzione magica della mosca di Napoli. Li abbiamo identificati tutti uno per uno, e ci siamo accorti che erano tutti animali ritenuti nocivi nel Rinascimento. Il cervo volante, ad esempio, si chiamava in fiorentino diavolo volante. Nella porta, a conferma della mia tesi, sono riprodotti due tipi di menotteri, della famiglia delle api, ma non c' l'ape mellifera, quella che fa il miele, perch considerata positiva. C' invece l'ape carpentiera, quella che mangia il legno. Poi ci sono le locuste, vari rettili e altri animali dannosi''.

''La cosa incredibile - spiega ancora lo storico dell'arte - che secondo alcuni la vera scoperta, che con la misurazione degli animaletti in bronzo e con lo studio della loro composizione tecnica, resi possibili grazie alla collaborazione dell'Opera del Duomo di Firenze, abbiamo ipotizzato che queste bestie sono in realt calchi dal naturale. Cioe' Ghiberti si faceva portare le bestioline, le calcava nel gesso e attraverso la fusione a cera persa, le riproduceva nel bronzo. Una vera opera di gioielleria''.

Di Vito chiarisce che nella storia dell'arte italiana esiste una tradizione del calco di bronzo dal naturale, ma, spiega, ''questi della porta del Battistero di Firenze sono i pi antichi e quindi Ghiberti sarebbe il primo artista ad essersi servito di questa tecnica''.

Perch inserire gli animali in bronzo nella porta del Battistero e non in una di quelle che si trovavano lungo la cerchia muraria difensiva della citt? ''Il Battistero - spiega Di Vito - il monumento simbolo della citt, il pi antico. Secondo una leggenda stato costruito su un tempio di Marte preesistente. Inoltre l'unico monumento che Attila lascia in piedi quando arriva a Firenze. E' per i fiorentini simbolo della citt stessa, quindi mettere sulle sue porte questi animali come creare una barriera magica sul territorio coltivato della citt. Siccome poi tutti i fiorentini venivano battezzati l - conclude lo studioso - anche il simbolo religioso per eccellenza, ancor pi di Santa Maria del Fiore''.

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