Zanzotto, un epigono fuori tempo dell'ermetismo

ultimo aggiornamento: 18 ottobre, ore 14:48
Roma - (Adnkronos) - Fu Ungaretti ad attirare attenzione sulla sua poesia


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Roma, 18 ott. - (Adnkronos) - Il primo ad attirare l'attenzione sulla poesia di Andrea Zanzotto fu Giuseppe Ungaretti. In seguito, dopo la raccolta ''Belt'' del 1968, buona parte della critica gli ha assegnato un posto di tutto rilievo tra i poeti italiani contemporanei. Zanzotto esord come un "epigono fuori tempo dell'ermetismo", ha scritto il critico Pierluigi Mengaldo, rifacendosi direttamente a Ungaretti.

Altri suoi importanti punti di riferimento sono stati Petrarca, Leopardi, Holderlin e Mallarm, in corrispondenza con la profonda convinzione che il poeta abbia la precisa missione di dare un ordine all'universo.

Quella di Zanzotto , come ha scritto il critico Franco Fortini, "un'intensa nostalgia per il momento eroico del poeta come legislatore, sacerdote e agnello da sacrificio". Per ci che concerne il lessico, stato notato come il poeta veneto ne facesse un uso assai particolare: egli ha attinto infatti al linguaggio infantile, al dialetto, a lingue straniere; con questo composito vocabolario, poi, ha spaziato dall'elegia del suo angolo di Veneto all'astrofisica, dalla psicologia alla microbiologia.

Da tanta variet di temi e linguaggi nata una "recitazione illimitata", come ha scritto sempre Fortini, che spesso porta con s difficolt di comprensione del testo.

L'oscurit di Zanzotto, per, ha un preciso significato. Egli intende infatti comunicare al lettore i limiti, o l'impossibilit, che incontra la verbalizzazione nel cercare di rendere conto del vissuto privato e intimo di ognuno. Il poeta deve quindi cercare una lingua che rappresenti lo stadio intermedio tra coscienza e incoscienza, con puntate nel silenzio pi assoluto da un lato e nella vociferazione babelica dall'altro.

Quest'impostazione si fa pi evidente soprattutto a partire dalle ''IX Ecloghe'' del 1962, a proposito delle quali il critico Stefano Agosti, autore di un saggio ritenuto fondamentale per la miglior comprensione di Zanzotto, ha scritto che "il significante non pi collegato a un significato … ma si intuisce esso stesso come depositario e produttore di senso".

Parallelamente a questa riduzione del linguaggio a ammasso indifferenziato viene compiuto anche lo sforzo inverso; ripercorrerlo, cio, sino alle sue radici per ritrovarne l'origine pi autentica (qui rappresentata, in particolare, dalla lingua infantile).

E' anche importante rilevare, sempre seguendo le indicazioni di Agosti, come la libert del significante sia ottenuta con procedimenti che ricordano quelli psicanalitici, "lasciando fluttuare l'attenzione fonica nei dintorni di una parola, finch accanto non ne sorge una simile" (definizione di Walter Siti), in polemica con i linguaggi sempre pi standardizzati della comunicazione di massa.

La poesia, secondo le stesse parole di Zanzotto "prima figura dell'impegno: perch non solamente essa deve e pu parlare della libert, dire cio la prepotente 'sortita' dell'uomo dalle barriere di ogni condizionamento, e il superamento di qualunque 'dato'; ma col suo solo apparire, col suo s essa d inizio alla sortita, al processo di liberazione. La poesia, come la libert 'una sola parola' quella che 'salva l'anima' in una suprema proposta qualitativa …".


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