Crisi, Fitoussi: "La ripresa in Italia non arriver prima della fine del 2014"

Jean-Paul Fitoussi  Jean-Paul Fitoussi
ultimo aggiornamento: 27 agosto, ore 19:26
Roma - (Adnkronos/Ign) - Per il professore emerito all'Institut des Etudes Politiques de Paris (Iep) e alla Luiss di Roma, che parla all'Adnkronos, "non il momento di aumentare le tasse". E aggiunge: "Nel Paese pesa l'instabilit politica, servono programmi a lungo termine"


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Roma, 27 ago. - (Adnkronos/Ign) - ''La ripresa nell'area dell'euro e in Italia arriver non prima della fine del 2014''. Ad affermarlo all'Adnkronos Jean-Paul Fitoussi, professore emerito all'Institut des Etudes Politiques de Paris (Iep) e all'Universit Luiss di Roma. La ripresa nell'area dell'euro ''alla fine arriver nonostante le politiche di austerity e non grazie alle politiche decise a livello europeo che l'hanno solo ritardata''. In questa fase, sostiene ancora Fitoussi, aumentare le imposte controproducente. ''Non il momento di aumentare le tasse. I redditi, al netto delle imposte - rileva infatti l'economista francese - sono scesi un po' ovunque in Europa, e questo ha contribuito a far proseguire la crisi. Quella di aumentare le imposte o di ridurre gli investimenti pubblici non una buona politica. Oltre che procedere a una Spending Review, che richiede tempo, bisogna fare tutto il possibile per rilanciare gli investimenti''. Il vero problema, spiega l'economista francese, ''lo sappiamo bene, un problema di governance europea. Contro ogni logica abbiamo attuato per far fronte alla crisi la ricetta sbagliata costringendo i Paesi ad adottare misure di austerity che non hanno fatto altro che ritardare la ripresa''.

Attualmente, rileva Fitoussi, i paesi europei, nel loro insieme, sono di fronte a problemi comuni: ''non vediamo quale possa essere il motore per favorire la ripresa in Europa visto che la disoccupazione continua a crescere; che i redditi, al netto delle imposte, continuano a calare a causa dell'aumento delle tasse; che le pensioni si riducono; che la maggior parte dei paesi europei continuano a seguire politiche restrittive. L'insieme dei fattori che potrebbero contribuire ad aumentare i consumi, quindi, sono negativi. In queste circostanze non vediamo quale potrebbe essere il motore per favorire gli investimenti''. Le aziende private, poi, rileva l'economista, ''continuano ad ottenere prestiti a tassi elevati a causa dei problemi legati ai debiti sovrani''. A subire ''in pieno'' gli effetti della crisi, osserva Fitoussi, ''sono soprattutto le aziende europee, quelle italiane, quelle francesi, che sono posizionate sui mercati interni''. Per Fitoussi quindi non si puo' fare guardando ai dati del secondo trimestre 2013, diffusi il 14 agosto scorso dall'Eurostat (il pil nell'Eurozona ha registrato una crescita dello 0,3% dopo -0,3% nel primo e in Italia -0,2% dopo -0,6% nel primo), ''una regola generale'': il secondo trimestre dell'anno per l'area dell'euro, infatti, e' stato ''un buon trimestre tra virgolette ma di certo non si puo' dire che sia sinonimo di ripresa''.

La situazione di instabilit politica in Italia ''crea sicuramente incertezza" anche se "non ha effetti immediati sull'evoluzione economica del Paese''. Soprattutto, conclude, "non favorisce i programmi a lungo termine e crea incertezza riguardo alle politiche fiscali''.


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