Il segretario confederale Loy: ''Matura la necessit di un riformismo reale''

''In un anno persi oltre 500mila di posti di lavoro''. Uil: nuove regole

(Xinhua)  (Xinhua)
ultimo aggiornamento: 19 ottobre, ore 19:34
Roma - (Adnkronos) - La fotografia scattata da uno studio della Uil relativa al periodo giugno 2008-giugno 2009. Ma il saldo pu arrivare fino ad 1 milione di posti di lavoro persi se si aggiungono i 470 mila lavoratori in Cig a rischio. Preoccupa il sindacato la tendenza ad 'abusare' della flessibilit contrattuale. I numeri confermano anche la debolezza 'cronica' del Mezzogiorno e la maggiore pracarizzazione del lavoro femminile. Il segretario confederale Loy: ''Matura la necessit di un riformismo reale''
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Roma, 19 ott. (Adnkronos) - Tra giugno 2008 e giugno 2009 mancano all'appello 557 mila posti di lavoro. E' questa la fotografia che emerge calcolando il numero di contratti attivati e quelli cessati in un anno scattata dalla Uil nei mesi a cavallo della pi grande crisi economica del Paese, sulla base delle comunicazioni obbligatorie che le imprese sono tenute a presentare.

Un saldo negativo che pu arrivare fino ad 1 milione di posti di lavoro persi se si aggiungono i 470 mila lavoratori in Cig a rischio. I dati del sindacato, infatti, coordinati dal segretario confederale Guglielmo Loy, mostrano come a giugno 2009, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, ci sia stata "una forte contrazione dei rapporti di lavoro attivati con un segno negativo di oltre 457 mila chiamate in meno". Nel giugno 2008 il numero dei nuovi rapporti di lavoro attivati era di 1,3 milioni a fronte degli 850 mila di giugno 2009. Le cessazioni, invece, parlano di aumento nel 2009 del 10,3%, circa 1 milione complessivamente, che corrisponde in valore assoluto ad oltre 100mila cessazioni in pi rispetto allo stesso mese del 2008.

Non solo. Nel giugno 2009 l'incidenza dei rapporti cessati sul numero di quelli attivati stata del 125,4% l dove nel giugno 2008 era stata pari al 74,1%.

Ma non solo il numero a preoccupare il sindacato. C' anche la tendenza ad 'abusare' della flessibilit contrattuale offerta dal mercato, per la Uil, a rendere pi fosco il quadro e a sollecitare la necessit di una rivisitazione delle regole di accesso al mercato. Dei circa 17 milioni 815 mila rapporti di lavoro attivati tra il gennaio 2008 e giugno 2009, infatti, il 62,6% ha riguardato contratti a tempo determinato; il 7,3% collaborazioni a progetto; il 4% apprendistato; l'1,5% tirocini; il 23,9% contratti a tempo indeterminato e lo 0,5% contratti di inserimento. Di questi circa 15 milioni 146 mila sono stati poi interrotti, chiudendo in larga parte contratti di lavoro a termine, e solo il 3%, circa 526mila 823, sono stati trasformati in rapporti di lavoro a tempo pieno o a tempo indeterminato.

"I dati confermano l'assoluta preponderanza di tipologie contrattuali deboli rispetto a quelle tradizionali e la bassissima percentuale di trasformazione in rapporti di lavoro stabili, neanche il 3%, ci dice che quella funzione di gradualit che avrebbero dovuto svolgere i contratti a tempo di fatto non c' e che il lavoro flessibile non pi una eccezione ma la norma", spiega Loy, curatore dell'indagine.

Ma i numeri confermano anche la debolezza 'cronica' del Mezzogiorno. A fare la parte del leone, infatti, il Nord che ha avviato complessivamente il 43,2% dei rapporti di lavoro ma ne ha anche trasformati il 55,8% di quelli passati a tempo indeterminato. Il Sud invece registra il 33,4% dei rapporti attivati ma anche una percentuale di trasformazione molto bassa, appena il 19% l dove il Centro denuncia il 23,5% di attivazione di rapporti di lavoro e il 25% di trasformazione. Dall'analisi dei dati, inoltre, emerge che il lavoro femminile caratterizzato da contratti pi flessibili e quindi esposto ad una maggiore precarizzazione rispetto a quello maschile: su ogni 100 donne assunte 73 denunciano un contratto a termine o a progetto (contro i 66 su 100 degli uomini) e solo 23 su 100 lavora con un contratto a tempo indeterminato e apprendistato (contro i 31 su 100 degli uomini). "Mi pare che i dati indichino come sia matura la necessit che prenda corpo una fase di riformismo reale nel mercato del lavoro non solo sugli ammortizzatori sociali ma anche sulle modalit di assunzione", spiega ancora Loy guardando alla possibilit di "scambiare una maggiore stabilizzazione dei rapporti di lavoro con nuove regole per aiutare le imprese a superare eventuali momenti di crisi".

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