Tanti casi che a causa delle verifiche straordinarie avviate dal 2010 si sono visti negare i loro diritti

La denuncia di Inca Cgil, troppi casi di negata invalidit

ultimo aggiornamento: 20 marzo, ore 16:39
Franca Gasparri (Inca Cgil - Umbria): "Una caccia alle streghe, quella dei falsi invalidi, che penalizza quelli veri" (VIDEO)


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Roma, 20 mar. (Adnkronos/Labitalia) - "Un'operazione verita' sulla concessione e la revoca dell'indennita' di accompagnamento e dell'invalidita', per parlare non solo della caccia ai 'falsi' invalidi ma anche dei tanti casi che a causa delle verifiche straordinarie avviate dal 2010 si sono visti negare i loro diritti. Una vera 'caccia alle streghe' che penalizza i veri invalidi". Cosi' Franca Gasparri, dell'Inca Cgil Umbria, denuncia l'aumento nella sua regione ("ma il modello e' sovrapponibile in tutte le altre regioni d'Italia", dice) dei casi cui vengono negati invalidita' e sussidio di accompagnamento. L'Inca, dice Gasparri, "vuole raccontare un'altra storia per sfatare luoghi comuni, in particolare per la mia regione, in cui si racconta che tanti invalidi siano 'falsi'".

"C'e' stato un caso a Spoleto -ricorda Gasparri- di un 'cieco' che guidava il pulmino: su questo sono state fatte trasmissioni televisive nazionali, ma si sono invece dimenticate le tante, tante persone che, sottoposte a controlli a volte invasivi e lesivi della dignita' personale, hanno visto revocarsi le loro prestazioni, misconoscere il loro grado di invalidita' mentre poi un tribunale ha detto che queste persone erano malate davvero. Insomma, casi che se non altro sono altrettanto eclatanti di quelli raccontati sui 'falsi invalidi'".

"Se si guardano le pratiche -racconta Gasparri- si leggono le cose piu' impensate: un sordomuto che non lo e' piu' e diventa udente, uno schizofrenico grave ha un'improvvisa guarigione, una signora con tumore avanzato e metastasi ossee viene riconosciuta invalida al 60%. Praticamente dei miracoli".

Gasparri racconta che uno dei primi casi verificatisi in Umbria riguarda la "situazione di un bambino nato cerebroleso". "Chiamato a controllo dall'Inps attraverso le commissioni mediche della Asl, sarebbe risultato un miglioramento eclatante delle su condizioni tant'e' che non e' stato piu' riconosciuto invalido". Il caso e' stato portato dall'Inca davanti al giudice del lavoro, e la causa e' stata vinta. "In poco tempo abbiamo avviato decine di azioni legali, ottenendo molti risultati e solo nelle ultime due settimane -ricorda- di 20 cause avviate ne abbiamo vinte 19 e solo per una dobbiamo ricorrere in appello".

Perche' uno dei punti piu' spinosi della questione sono proprio le modalita' per poter contestare un 'verdetto' negativo. "La domanda di invalidita' si avvia con una certificazione del proprio medico di famiglia -spiega Gasparri- che viene inoltrata on line all'Inps, che passa la pratica alle commissioni mediche delle Asl per il parere in merito. Se il parere e' negativo e la domanda e' respinta -dice- ci sono solo 6 mesi di tempo per fare ricorso davanti al giudice del lavoro, e non ci sono altri modi di opporsi".

Questo "spaventa molte persone, sia per i tempi, sia per le difficolta', sia per i costi". Quindi, "l'Inca molto spesso aiuta le persone a promuovere un'azione offrendo il proprio servizio medico e legale: le aiutiamo a non rinunciare ai propri diritti, offrendo un servizio a costi 'fuori mercato' con contributi minimi per l'attivita' legale e a volte neanche quelli".

"Qualche giorno fa -racconta Franca Gasparri- si e' presentata da noi una signora in sedia a rotelle, Rossella, ammalata di una gravissima forma di sclerosi multipla. Da una visita a cui era stata sottoposta le veniva riconosciuta un'invalidita' solo del 75% e niente indennita' di accompagnamento, a fronte di malattia che la inchioda su una sedia a rotelle, che le procura incontinenza e turbe neurologiche importanti. E di casi cosi' ce ne sono tanti. Ma ora c'e' la 'caccia al furbetto': e Rossella su una sedia a rotelle che non vede concesso il suo diritto come la chiamiamo? Certo non 'furbetta'".

Marco Bottazzi, medico legale dell'Inca Cgil, ricorda con LABITALIA che le indennita' di accompagnamento "sono l'unica prestazione che il nostro Paese prevede per i soggetti che presentano gravi difficolta' nella vita quotidiana".

"In altri paesi -spiega- ci sono prestazioni che vengono date solo per il fatto di essere anziani e in Italia questa forma di civilta' ce l'ha solo la provincia di Trento". "Andare a restringere questa prestazione e dire che hanno diritto all'indennita' di accompagnamento solo coloro che sono permanentemente a letto o talmente dementi da non avere piu' alcun rapporto con la vita quortidiana, vuole dire ridurre di molto questo diritto e soprattutto creare un grave problema sociale".


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