Unicredit, il colonnello Gheddafi primo azionista distanzia anche le Fondazioni

(Xinhua)(Xinhua)
ultimo aggiornamento: 04 agosto, ore 22:21
Milano - (Adnkronos) - Con l'operazione dello scorso 28 luglio lo Stato libico diventa il primo socio dell'istituto di piazza Cordusio a parecchie lunghezze dagli altri azionisti. Sale quindi in una delle due grandi banche italiane e una delle maggiori d'Europa
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Milano, 4 ago. (Adnkronos) - Il colonnello Muhammar Gheddafi, padre e guida della Jamahiriya, sale in Unicredit, una delle due grandi banche italiane e una delle maggiori d'Europa. Con l'operazione dello scorso 28 luglio che ha portato la Libyan Investment Authority al 2,075% del capitale della banca italiana, lo Stato libico, di cui Gheddafi resta la guida indiscussa anche se dal 1979 non ricopre cariche formali se non quella di Guida della rivoluzione libica, diventa il primo socio dell'istituto di piazza Cordusio, a parecchie lunghezze dagli altri azionisti. Fondata dal Comitato Generale del Popolo della Libia nel 2006, la Lia una holding che gestisce fondi governativi provenienti dal settore del gas e del petrolio, investendoli sui mercati finanziari per diversificare e attenuare la dipendenza dello stato nordafricano dai prezzi delle due commodities. Sommando il 2,075% della Lia al 4,988% della Central Bank of Libya (sia la Lia che la banca centrale fanno capo allo Stato libico) si arriva al 7,063%, ampiamente al di sopra anche di Mediobanca, finora primo azionista singolo anche se ininfluente (le quote sono sterilizzate, senza diritto di voto, legate ai cashes del primo aumento di capitale post Lehman, da 3 mld) con il 5,143%. Lo statuto di Unicredit sterilizza i diritti di voto sopra il 5% del capitale in capo ad un unico soggetto. "Nessun avente diritto al voto - recita l'articolo 5, comma 16 dello statuto sociale - pu esercitarlo, ad alcun titolo, per un quantitativo di azioni della societ superiore al cinque per cento del capitale sociale avente diritto a voto. A tal fine si tiene conto della partecipazione azionaria complessiva facente capo al controllante, persona fisica o giuridica o societ, a tutte le controllate dirette o indirette ed alle collegate; non si tiene conto, invece, delle partecipazioni azionarie incluse nel portafoglio di fondi comuni di investimento gestiti da societa' controllate o collegate".

Per, da un punto di vista tecnico e limitatamente ai fini Consob, la Libyan Investment Authority un soggetto giuridicamente diverso dalla Central Bank of Libya, anche se, nella sostanza, rispondono entrambe all'azionista, cio lo Stato libico. Rimane distanziata la Fondazione Cariverona, la prima delle Fondazioni azioniste, al 4,984% del capitale. Il secondo azionista e' un'altra entita' pubblica araba, la Aabar Luxembourg, succursale lussemburghese della International Petroleum Investment Company di Abu Dhabi, entrata nel capitale a fine giugno. C'e' poi BlackRock, altro investitore istituzionale, questa volta statunitense, al 4,024%. La seconda Fondazione e' la Crt al 3,319%, seguita dalla Carimonte Holding al 3,169% e da Allianz al 2,036%. In pochi mesi, insomma, la platea dei soci del gruppo guidato da Alessandro Profumo e' cambiata radicalmente: da banca controllata dalle Fondazioni, nata dal matrimonio tra l'ex Credito Italiano, una delle tre Bin, con Rolo Banca 1473, CariVerona, Banca CRT, Cassamarca, Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Cassa di Risparmio di Trieste (1998), a gruppo bancario internazionale, con un assetto in cui sono forti non solo gli investitori istituzionali italiani, ma anche, e oggi soprattutto, quelli esteri. Le Fondazioni possono fare poco per contrastare questa evoluzione, anche perch, nota una fonte qualificata, hanno sostenuto l'istituto con ripetute ricapitalizzazioni e ora si trovano a corto di munizioni. Gli investitori istituzionali arabi hanno una potenza di fuoco che pochi, o forse nessuno, puo' eguagliare in questo momento.

L'ingresso dei nuovi soci arabi, a quanto si apprende, non stato comunicato preventivamente, neanche in modo informale, agli altri azionisti, il che e' ritenuto normale, trattandosi di informazioni molto delicate e price sensitive. C'e' pero' chi dubita che l'informazione sia stata adeguatamente condivisa, in maniera informale e con tutte le cautele del caso, ai massimi vertici dell'istituto.

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