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Due marò italiani in stato di fermo Alta tensione Roma-Nuova Delhi

Nella foto (da Facebook) Massimiliano Latorre  Nella foto (da Facebook) Massimiliano Latorre
ultimo aggiornamento: 19 febbraio, ore 18:19
Nuova Delhi - (Adnkronos/Ign) - Scoppia un caso diplomatico fra Italia e India. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (FOTO), due militari del 'San Marco', entrambi pugliesi, avevano sparato durante un presunto tentativo di abbordaggio, uccidendo due pescatori indiani. Farnesina: "Atti unilaterali da parte della polizia indiana, i militari hanno l'immunità". Severino: "Situazione grave"


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Nuova Delhi, 19 feb. (Adnkronos/Ign) - Sale la tensione fra Italia e India in seguito all'incidente di mercoledì scorso, quando due militari italiani a bordo della 'Enrica Lexie' hanno sparato durante un presunto tentativo di abbordaggio, uccidendo due pescatori al largo delle coste del Kerala, nell'oceano indiano.

La riunione di questa mattina a Nuova Delhi fra la delegazione di esperti dei ministeri degli esteri, difesa e giustizia italiani si è risolta in un nulla di fatto. E così, i due militari italiani sono stati arrestati dalla polizia del Kerala. I loro nomi sono Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

I due, entrambi pugliesi, in forza al Reggimento 'San Marco', poco prima erano scesi a terra per essere interrogati. La polizia indiana nel frattempo aveva formalmente aperto una indagine per omicidio.

Il dirigente della polizia indiana K Padmakumar ha precisato più tardi che i due maro' sono stati arrestati secondo quanto previsto dalla sezione 302 del codice penale indiano che tratta dei casi di omicidio. Responsabile di quanto avvenuto, ha precisato, e' anche il comandante della 'Enrica Lexie'.

A quanto apprende l'Adnkronos da fonti qualificate italiane, i due maro' "continuano a ribadire la loro versione originaria dei fatti. Ovvero che sono stati attaccati da un peschereccio con a bordo 5 persone armate".

Sembrerebbe inoltre che i due non siano ufficialmente in stato di fermo, ma di fatto le autorita' indiane impediscono il loro ritorno a bordo della Enrica Lexie. Il dirigente della polizia indiana K Padmakumar ha in seguito reso noto che i due maro' sono stati trasferiti a Kollam, sempre nel Kerala. I militari italiani ''stanno cooperando. Dal momento che si tratta di un caso sensibile, dobbiamo raccogliere dichiarazioni dettagliate. Ma loro non hanno mai creato ostacoli a tal fine'', ha aggiunto.

La decisione di consegnare i due militari è stata presa dopo la telefonata ieri sera fra il ministro degli esteri italiano, Giulio Terzi, e la sua controparte indiana, S M Krishna. ''Le informazioni in nostro possesso indicano chiaramente che i pescatori indiani non avevano armi o munizioni a bordo della loro imbarcazione'', ha detto il ministro indiano, testimoniando a Terzi ''la forte reazione e agitazione dell'opinione pubblica nel Kerala'' per la morte di Ajesh Binki, di 25 anni, e Jalastein, di 45.

Le autorità indiane rifiutano però al momento di mostrare il corpo dei due pescatori uccisi, cosi' come di far eseguire l'autopsia. Secondo fonti italiane, continuano a non coincidere le dichiarazioni, della marina italiana e della polizia indiana, sia per quanto riguarda i termini temporali dell'accaduto, sia per la posizione geografica.

Fonti della polizia del Kerala citate dall'agenzia di stampa Xinhua assicurano che Giampaolo Cutillo, il console italiano a Mumbai inviato nel Kerala subito dopo l'incidente di mercoledi, era presente quando e' scattato il provvedimento di custodia cautelare nei confronti dei due maro'.

''La legge indiana seguira' il suo corso per stabilire se l'equipaggio della nave italiana Enrica Lexie ha ucciso i due pescatori'', ha detto il ministro degli esteri indiano S. M. Krishna, parlando con i giornalisti nella citta' di Bangalore respingendo ancora una volta la versione secondo cui la Enrica Lexie si trovava in acque internazionali quando e' stato aperto il fuoco contro il peschereccio.

La vicenda è diventata un caso diplomatico. La Farnesina spiega in una nota che Italia e India non hanno una posizione condivisa. La riunione di questa mattina infatti "non ha permesso di raggiungere una posizione condivisa''. Nella nota si precisa inoltre che i titolari degli esteri, della difesa e della giustizia ''continuano a seguire direttamente gli sviluppi del caso che vede coinvolto l'equipaggio della nave di bandiera italiana Enrica Lexie, tenendone informato costantemente il Presidente del Consiglio Monti''.

L'Italia inoltre ha fatto presente all'India che ''la presenza di militari a bordo di navi mercantili e' regolata da una specifica legge italiana che risponde anche alle esigenze delle risoluzioni delle Nazioni Unite in materia di lotta alla pirateria'' e ricordato ''che i militari sono organi dello Stato italiano e che pertanto godono dell'immunita' dalla giurisdizione rispetto agli Stati stranieri''.

''I contatti e la collaborazione tra i due Governi sono ritenuti essenziali ai fini dell'accertamento dei fatti, di fronte ad atti unilaterali che sono in corso da parte delle autorita' di polizia'', si legge inoltre nella nota diffusa dalla Farnesina. ''L'assistenza e la tutela dei nostri connazionali coinvolti e' assicurata dal Console Generale d'Italia a Mumbai che, in contatto con l'Unita' di Crisi della Farnesina e in collegamento con gli esperti dei tre Ministeri, e' presente a tutte le attivita' poste in essere dalle forze dell'ordine locali'', conclude la nota.

Anche il ministro della Giustizia Paola Severino riconosce che la situazione è grave. "Abbiamo trattato tutta la notte - ha detto nell'anteprima del programma 'In mezz'ora' su Raitre -. Abbiamo in India delle persone inviate dal ministero degli Esteri, della Difesa e della Giustizia Certamente la situazione non e' tranquillizzante. Abbiamo comunque un'idea molto precisa: il fatto e' avvenuto in acque internazionali, su una nave che batte bandiera italiana, quindi la giurisdizione e' italiana".


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