Guantanamo, da Bush a Obama: 10 anni di violazioni dei diritti umani

(Xinhua)  (Xinhua)
ultimo aggiornamento: 11 gennaio, ore 14:37
Guantanamo - (Adnkronos) - Amnesty presenta un rapporto sul centro di detenzione Usa nel campo di prigionia della base navale a Cuba. Sono ancora 171 i prigionieri e 48 di loro non potranno essere processati n rilasciati


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Guantanamo, 11 gen. - (Adnkronos) - Dieci anni fa, l'11 gennaio 2002, un primo gruppo di 20 prigionieri, vestiti con una tuta arancione, arrivarono dall'Afghanistan nel campo di prigionia della base navale americana di Guatanamo, sull'isola di Cuba. Si apriva cosi' il carcere piu' controverso del mondo, simbolo degli eccessi della guerra al terrorismo dell'era Bush, che il presidente Barack Obama ha poi invano promesso di chiudere.

Ideato per la detenzione e l'interrogatorio di sospetti terroristi stranieri legati alla rete di Al Qaeda, poco dopo l'avvio della guerra in Afghanistan in seguito agli attentati dell'11 setetmbre 2011, il campo di prigionia fu costituito fuori dal territorio americano in modo da non sottostare al sistema gudiziario statunitense. E l'amministrazione Bush sostenne fin dall'inizio che i militanti islamici non sono soldati di eserciti regolari e non vengono quindi protetti dalla convenzione di Ginevra.

Almeno 780 sospetti sono stati detenuti nel campo, che oggi ospita 171 prigionieri. A sorvegliarli gli uomini di una task force congiunta delle diverse branche delle forze armate americane. Oggi esistono diversi livelli di detenzione, con celle di isolamento di massima sicurezza per permanenze di massimo venti giorni, e settori dove i prigionieri possono muoversi piu' liberamente dietro barriere di plexiglas e seguire corsi d'inglese.

Pochissimi detenuti sono stati sottoposti a processo e fra questi solo uno dei 12 prigionieri della prima ora tutt'ora custoditi nella struttura, che e' stato condannato all'ergastolo. Diversi gruppi per la difesa dei diritti umani hanno protestato per le scarse garanzie legali offerte ai prigionieri di Guantanamo e per le vere e proprie torture durante gli interrogatori dei sospetti dell'era Bush, fra cui vi sarebbero stati la deprivazione del sonno e, in alcuni casi, anche il waterboarding, l'annegamento simulato. Polemiche sono sorte anche per la presenza di minori e persone estranee al terrorismo fra i detenuti.

La chiusura di Guantanamo, come modo per ripristinare la legalita', e' stata una delle promesse di Barack Obama dopo il suo insediamento nel 2009. Ma l'obiettivo di chiudere il campo di prigionia entro un anno si e' scontrato con una serie di problemi tecnici e pratici. Uno dei maggiori ostacoli e' stato il rifiuto del Congresso al trasferimento dei detenuti e allo svolgimento dei processi sul suolo americano.

E l'anno scorso l'amministrazione americana ha stabilito che una quarantina di prigionieri di Guantanamo non possono essere ne' processati, ne' scarcerati, e dovranno rimanere quindi indefinitivamente nel centro di detenzione. Gran parte dei prigionieri sono stati rimandati dopo qualche anno nei paesi d'origine, mentre altri sono stati accolti in diverse nazioni su richiesta americana. L'Italia ha accettato due tunisini, che sono stati rinchiusi in carcere al loro arrivo.

Il processo di svuotamento del carcere, gia' iniziato sotto George Bush ma intensificato con l'avvento di Obama, ha incontrato vari ostacoli. Un esempio e' stata la vicenda dei quindici detenuti uiguri (minoranza musulmana in Cina) riconosciuti estranei al terrorismo, ma che rischiavano di essere arrestati al loro ritorno in patria e sono stati dispersi nei diversi paesi che hanno accettato di ospitarli.

Lo scorso novembre si e' aperto a Guantanamo il processo contro Abd al Rahim al-Nashiri, uno de presunti responsabili dell'attacco terroristico contro la portaerei Uss Cole. Il procedimento, che riprendera' il 17 o il 18 gennaio, e' il primo secondo le nuove regole stabilite dall'amministarzione Obama che vietano le prove ottenute con mezzi ritenuti degradanti e inumani, come il waterboarding.

Per Amnesty International, la mancata chiusura di Guantanamo da parte del governo degli Stati Uniti sta lasciando "un'eredita' velenosa ai diritti umani". Il rapporto "Guantanamo: un decennio di danni ai diritti umani", presentato in coincidenza col decimo anniversario del trasferimento dei primi detenuti, "mette in luce il trattamento illegale subito dai detenuti e spiega le ragioni per cui il centro di detenzione continua a rappresentare un attacco ai diritti umani". "Guanta'namo ha finito per diventare il simbolo di 10 anni di sistematica mancanza di rispetto per i diritti umani da parte degli Usa nella loro reazione agli attacchi dell'11 settembre.

Il governo statunitense ha violato i diritti umani dal primo giorno di apertura del centro di detenzione e continua a violarli ora che entriamo nell'undicesimo anno", sostiene Rob Freer, ricercatore di Amnesty International sugli Usa. Amnesty ricorda che, nonostante l'impegno del presidente Barack Obama a chiudere Guantanamo entro il 22 gennaio 2010, alla meta' dello scorso dicembre vi rimanevano 171 uomini, di cui almeno 12 trasferiti l'11 gennaio di 10 anni fa: uno di essi sta scontando una condanna all'ergastolo inflitta da una commissione militare nel 2008, gli altri 11 non sono mai stati incriminati.

"L'Amministrazione Obama -afferma Amnesty International- ha adottato l'architettura della guerra globale disegnata sotto la presidenza Bush. L'attuale Amministrazione, nel gennaio 2010, ha asserito che 48 detenuti di Guanta'namo non potranno essere processati ne' rilasciati, ma dovranno rimanere in detenzione militare a tempo indeterminato, senza accusa ne' processo penale, in base a un'interpretazione unilaterale delle leggi di guerra".

"L'Amministrazione Obama -afferma ancora Amnesty Internationa- ha attribuito la mancata chiusura di Guanta'namo al Congresso, che a sua volta e' venuto meno al suo dovere di ottemperare ai principi del diritto internazionale dei diritti umani da applicarsi in questo contesto".

"In base al diritto internazionale, le leggi e le politiche nazionali non possono essere invocate per giustificare il mancato rispetto degli obblighi derivanti dai trattati. E' un modo inadeguato di rispondere, quello di una branca del governo che addossa a un'altra un fallimento in tema di diritti umani. Il diritto internazionale richiede che siano trovate soluzioni, non alibi", conclude Freer.


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