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Michelle ancora in giallo, il suo colore portafortuna

Nobel Pace, Obama: ''Il male esiste. Per fermare Hitler la guerra è stata necessaria''

Barack Obama (fermo immagine dal sito del Nobel)Barack Obama (fermo immagine dal sito del Nobel)
ultimo aggiornamento: 10 dicembre, ore 16:22
Oslo - (Adnkronos/Ign) - Il presidente americano ha ricevuto il Premio a Oslo: la violenza non può essere debellata e a volte gli ''strumenti di guerra hanno un ruolo nel preservare la pace''. Poi elogia le operazioni di peacekeeping e cita l'Italia: ''L'America non può farcela da sola in Afghanistan come in Somalia''. Michelle ancora in giallo
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Oslo, 10 dic. (Adnkronos/Ign) - "Non bisogna farsi illusioni, il male esiste nel mondo, un movimento non violento non avrebbe fermato gli eserciti di Hitler, al Qaeda non può essere convinta dai negoziati a deporre le armi". Così Barack Obama (nella foto), nel suo discorso di accettazione del premio Nobel per la Pace.

Spiegando che come capo di stato che ha giurato ''di proteggere e difendere la mia nazione" ed è costretto a combattere, il presidente americano ha affermato che a volte gli "strumenti di guerra hanno un ruolo nel preservare la pace".

"Dire che la forza è a volte necessaria non è cinismo ma è il riconoscimento della storia, delle imperfezioni dell'uomo e dei limiti della ragione", ha aggiunto il leader della Casa Bianca sottolineando che per quanto una guerra possa essere "necessaria, sarà sempre una tragedia. Non può essere gloriosa e non deve essere sbandierata".

"Non sono venuto qui a portarvi una soluzione per la guerra", ha scandito Obama, riconoscendo sin dall'apertura del discorso le critiche che ha ricevuto il comitato per aver premiato "il comandante il capo di un nazione impegnata in due guerre".

"Nessuna guerra santa può mai essere una guerra giusta", ha poi rimarcato il neo Premio Nobel per la Pace, facendo riferimento al modo in cui "la religione viene usata per giustificare l'uccisione di innocenti da parte di coloro che hanno distorto la grande religione dell'Islam e che hanno attaccato il mio paese dall'Afghanistan. Questi estremisti non sono i primi ad uccidere in nome di Dio: le crudeltà dei Crociati sono ampiamente documentate. Ma ci ricordano che nessuna guerra santa può mai essere una guerra giusta".

Dal palco di Oslo Obama, dopo aver ripetuto che molti altri "uomini e donne imprigionati, maltrattati" per il loro impegno per la giustizia nel mondo avrebbero meritato il premio prima di lui, non ha paura di mettere in luce "una dura verità" con cui fare i conti: la violenza non può essere debellata ed a volte le nazioni devono fare ricorso alla forza.

"Sono il comandante in capo di una nazione nel mezzo di due guerre, una che si sta concludendo ed un'altra che non abbiamo cercato che che conduciamo con altre 42 nazioni", ha detto presidente Usa parlando delle guerre in Iraq ed Afghanistan.

"Per quanti errori possiamo aver fatto, l'America ha garantito per sei decenni la sicurezza globale con il sangue dei suoi militari" ha detto Obama, ricordando l'idealismo che spinge ad agire "perché cerchiamo un futuro migliore per i nostri figli e nipoti e crediamo che lo potremo avere se anche i figli ed i nipoti degli altri Paesi l'avranno".

In questo senso, Obama ha lodato l'impegno di peacekeeping sia in seno all'Onu che alla Nato, definendo l'operato dell'Alleanza Atlantica "indispensabile". "Onoriamo chi ritorna da operazioni di peacekeeping ed addestramento all'estero ad Oslo ed a Roma, ad Ottawa e Sydney, a Dhaka e Kigali: li onoriamo non come portatori di guerra ma di pace".

"Io capisco perché la guerra è impopolare - ha detto - ma so anche che la pace richiede responsabilità e sacrificio. E' per questo che la Nato continua ad essere indispensabile. Ed è per questo che dobbiamo rafforzare le operazioni di peacekeeping dell'Onu e regionali e non lasciare il compito solo ad alcune nazioni".

Perché, ha sottolineato ancora il presidente degli Stati Uniti, in un mondo in cui le "minacce sono sempre più sparse le missioni sono più complesse, l'America non può agire da sola. Questo è vero in Afghanistan'', ha notato Obama, ed è "vero in stati collassati come la Somalia dove il terrorismo e la pirateria si uniscono alla fame ed alla sofferenza umana".

A dare inizio alla cerimonia gli squilli delle trombe. Sorridente e rilassato il presidente americano è entrato nella sala, tra gli applausi del pubblico. Ad accompagnarlo la moglie Michelle in un abito giallo dorato, colore prediletto che in questi mesi ha sempre scelto di indossare nei momenti più importanti dall'inaugurazione in poi.

Dopo la coppia presidenziale, sono entrati i Reali di Norvegia, re Harald V e la regina Sonja. C'era grande attesa per il suo discorso, uno dei più difficili della sua carriera, che giunge proprio a pochi giorni dalla decisione di inviare altri 30.000 soldati in Afghanistan.

Barack Obama "costruisce coalizioni invece che fare nemici", ha rimarcato Thorbjorn Jagland, presidente del Comitato Norvegese del Nobel, lodando l'opera e la visione del presidente americano prima di consegnargli - tra lunghissimi applausi - il premio Nobel per la Pace e la tradizionale medaglia.

Molti, ha ricordato Jagland, sono stati insigniti dello stesso riconoscimento per il loro coraggio, Martin Luther King per "il suo sogno". "Il mondo sosterrà l'impegno americano contro l'estremismo'', ha continuato Jagland, rilevando come Obama abbia "presentato solide proposte per la lotta contro il cambiamento climatico" e come con lui "la diplomazia multilaterale abbia riconquistato una posizione centrale".

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