Un atto "dall'alto valore simbolico" perché su questo fronte "le azioni delle singole nazioni non bastano", mette in evidenza il viceministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle pari opportunità Cecilia Guerra, a margine della cerimonia di firma, questa mattina, nella sede dell'organizzazione internazionale dei 35 stati indipendenti delle Americhe che rappresenta anche il principale forum politico per il dialogo multilaterale, la soluzione dei problema politici e il rafforzamento delle democrazie nel Continente.
"Il nostro obiettivo - ha aggiunto - è quello di premere a livello internazionale per la firma e la ratifica della Convenzione di Istanbul", il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per combattere concretamente la violenza domestica nei confronti delle donne. L'Italia è stata tra i primi a farla propria ratificandola, l'estate scorsa, ma sono ancora troppi i Paesi, specie tra i pesi massimi del Consiglio d'Europa, a mancare all'appello. "Per questa ragione - spiega Guerra - in accordo con il Consiglio d'Europa, ci sembrava importante collegare l'azione portata avanti in sede europea con quella intrapresa su questo fronte nel continente americano".
Con la firma da parte italiana della Convenzione di Belem, non a caso nel giorno in cui si celebra il 20mo anniversario della Convenzione stessa, "quell'importante link e' stato finalmente stabilito", afferma con soddisfazione il viceministro.
"Spero che la firma italiana diventi la pietra miliare della collaborazione tra continente europeo ed americano per l'eliminazione delle violenze contro le donne", ha affermato invece il segretario generale aggiunto dell'Osa, l'ambasciatore Albert Ramdin, menzionando anche "l'importante passo avanti appena compiuto oggi verso l'attuazione della convenzione di Istanbul".
Il nostro Paese, secondo lo stesso Ramdin, diventa a buon titolo un esempio per altri paesi europei che,come la Spagna, potrebbero seguirla su questa strada. "I fattori imitativi, nella lotta senza quartiere contro questo tipo di violenza, fanno la loro parte e oggi - osserva ancora Guerra - è necessario richiamare a livello internazionale l'attenzione sulla necessità di costruire una rete efficace di conoscenza del problema e di scambio delle migliori pratiche".