'Liste pulite', via libera al decreto. Fuori i condannati a pene sopra i 2 anni

ultimo aggiornamento: 06 dicembre, ore 22:10
Roma - (Adnkronos/Ign) - Disco verde dal Consiglio dei ministri al decreto legislativo sull'incandidabilit. Monti: ''Lavorato con determinazione e in dialogo con i partiti''. Ipotesi voto 3-4 febbraio in Lazio, Lombardia e Molise


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Roma, 6 dic. (Adnkronos/Ign) - Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo sull'incandidabilit.

I condannati in via definitiva a pene superiori ai due anni non potranno essere candidati al Parlamento italiano ed europeo, n potranno assumere incarichi di governo.

ll decreto - spiega una nota di Palazzo Chigi - prevede l'incandidabilit al Parlamento italiano ed europeo per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, di maggiore allarme sociale (ad esempio mafia, terrorismo, tratta di persone); per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni di reclusione per i delitti, consumati o tentati, contro la Pubblica amministrazione (ad esempio corruzione, concussione, peculato).

Fuori dalle liste anche chi ha riportato condanne definitive a pene superiori a 2 anni reclusione per delitti non colposi, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni. Si tratta, in questo caso, "di tutte le fattispecie criminose pi gravi per le quali anche possibile applicare la custodia cautelare in carcere e che, secondo un principio di ragionevolezza e proporzionalit nella limitazione dell'elettorato passivo, sono state individuate sulla base di un indicatore oggettivo, predeterminato, senza operare alcuna selezione nell'ambito di una lista di reati che potrebbe apparire arbitraria".

Il decreto prevede che l'accertamento d'ufficio della condizione di incandidabilit comporta la cancellazione dalle liste. Nel caso in cui la condanna definitiva per uno dei delitti 'ostativi' sopravvenga nel corso del mandato elettivo, le Camere deliberano ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione, in base al quale "ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilit e di incompatibilit".

"La radice" del decreto legislativo approvato oggi, ha sottolineato il presidente del Consiglio Mario Monti, aprendo la conferenza stampa a Palazzo Chigi, "si trova nella legge anticorruzione e nella legge delega che preesistono alla formazione del nostro governo, che peraltro, ben consapevole della grande rilevanza di questa materia per una economia e una societ moderne e per una vita politica pi trasparente ed ordinata, ha con determinazione e in costante dialogo con le forze politiche lavorato su questi temi, arrivando a conclusioni".


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