Dal carcere al palcoscenico, la sfida vinta della bella famiglia Costa

La famiglia CostaLa famiglia Costa
ultimo aggiornamento: 18 agosto, ore 17:22
Roma - (Adnkronos/Ign) - Criminale e poi militante di Nap e Br il padre, straordinari danzatori sei dei dieci figli. Stefano nel balletto nazionale di Lima, Francesco a Vienna, Chandra e Joshua a Nizza (FOTO)


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Roma, 18 ago. - (Adnkronos/Ign) - Oltre 20 anni trascorsi tra galera e manicomi criminali; militante, in carcere, dei Nap e delle Brigate Rosse; amico, in galera, di Luciano Liggio e Mario Moretti, di Curcio e Cutolo; anarchico e rivoluzionario, sempre in fuga dalla vita, oltre che dai penitenziari, e salvato dalla follia da un appello di Franca Rame e Dario Fo. Un'esistenza come un 'feuilleton' di Dumas e Balzac, quella di Agrippino Costa, origini siciliane, ma stabilitosi a Lecce, 'il rapinatore gentile' salvato dalla poesia, dalla musica, dalla pittura. A lui il regista Piero Cannizzaro ha dedicato un docu-film, 'Ossigeno' (2012); oggi padre di dieci figli, di cui sei straordinari danzatori, 'guest' nelle maggiori compagnie europee. A 14 anni la prima fuga da casa per il giovane Agrippino, figlio di un carabiniere, gi orfano ad un anno. Il '68, la Francia, Marsiglia. Operaio, contadino, pizzaiolo, buttafuori in bordelli e club privati. ''Ero un vero anarchico - ha raccontato all'Adnkronos Costa -. Credevo nella rivoluzione, in un cambiamento della 'societ'. Non accettavo n Dio, n nessun altro padrone. ''Forse ero un idealista, un sognatore, chiss. Me lo disse un giorno, nella sua cella Luciano Liggio. Un amico, un filosofo, come Renato Curcio, menti aperte. Parlavamo di politica, ma soprattutto di Aristotele. 'Siete degli illusi', mi disse Liggio, 'pensavate di trasformare il mondo. E non ci siete riusciti'. E aveva ragione - ha proseguito Costa -. Eravamo lontani anni luce da quello che accadeva intorno a noi, rispetto al livello di coscienza dell'umanit''.

''Militante dei Nap e della Brigate Rosse lo sono diventato in carcere. In fondo il mio primo colpo, sul lago di Ginevra nella villa del presidente della Croce Rossa internazionale, lo feci per amore. Volevo strappare una prostituta, di cui mi ero innamorato, al suo protettore. Fu il colpo del secolo: oro, gioielli, soldi, preziosi dipinti, tra i quali una 'Venere' del Botticelli e opere di Guardi e Buonconsiglio. Purtroppo venni preso. Lei ritorn a fare la prostituta e io per la prima volta andai in carcere, con una moglie e una figlia in arrivo''. Un'esistenza segnata dalla morte, quella di Agrippino Costa. Prima la madre. Poi tre fratelli che il padre aveva avuto da un secondo matrimonio. E intanto continuava a fuggire, mentre le pene aumentavano. Indisciplinato, insubordinato, guascone Agrippino per un leader, sa come farsi rispettare. Arringa le folle, dei detenuti, organizza scioperi e rivolte, ma scrive anche canzoni, poesie. In carcere scopre il disegno, la pittura. ''Passione che ho trasmesso ai miei figli. A Jeshua, per esempio, al pi piccolo, Jonathan Enea, 13 anni. Jonathan disegna meravigliosamente bene, studia danza al Teatro dell'Opera di Roma, suona il pianoforte, senza averlo mai studiato, e compone musica'', ha aggiunto. E a proposito dei figli, il 'rapinatore gentile' non ha dubbi: ''In fondo dalla vita ho avuto molto di pi di quello che io seminato''. E' curioso che su dieci figli, sei abbiano studiato danza e tutti con straordinario successo.

Stefano il pi grande, per esempio, stato danzatore a Lima nel Balletto Nazionale del Per, Francesco Daniele ha vinto l'audizione per entrare nel corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Vienna. Mentre Chandra Emanuele e Joshua Eugenio, dal prossimo settembre, saranno nella compagnia del Teatro dell'Opera di Nizza, diretta da Eric Vu An. Poi c' Alessandro Eliseo, e Jonathan Enea che ancora studia al Teatro dell'Opera di Roma. ''E' strano eppure mia moglie voleva diventare ballerina, ma la sua famiglia glielo ha impedito - ha raccontato ancora Costa -. Anch'io ho sempre amato la danza. Aneliti libertari di corpi in movimento. C' forse qualcosa di incoscio in questa mia passione. Gli oltre 20 anni trascorsi spesso in celle strettissime, senza vedere la luce. Ecco perch i miei quadri, astratti, immateriali, intangibili, sono carichi di luce e colori. Ecco perch forse, nelle mie poesie ho voluto esorcizzare in qualche modo tutte le mie paure e i miei desideri, persino la morte''. ''Troppo spesso ho pensato al suicidio in quelle carceri anguste - ha sottolineato ancora Agrippino Costa -. La ricerca di un raggio di sole, di uno spicchio di luce era quello che chiedevo ai miei carcerieri dal penitenziario dell'Asinara o da Augusta''. E ha aggiunto ancora:''Ho sempre pagato il mio prezzo, pi del dovuto. Sono stato torturato fisicamente, psicologicamente. Sono anche stato nella prigione criminale di Barcellona Pozzo di Gozzo. Ho il corpo martoriato da ferite. Purtroppo mi porto dentro energie negative - ha aggiunto - tensioni, traumi, dolori''.

''Sono stato soprannominato 'il rapinatore gentile'. Non sono mai stato un violento, un uomo brutale, prepotente. Ricordo una rapina a Torino. Rassicuravo le mie vittime. Negli oltre 20 anni trascorsi in carcere sono stato 'condannato' a resistere -ha confessato-. O si diventa folli, o si diventa saggi. Per ho sempre pensato che il letame pu anche anche essere trasformato in fertilizzanti. E in fondo la mia vita stata proprio cos''. E la mia passione nei confronti della danza e del teatro- ha spiegato Costa - forse un desiderio profondo che si trasformato, a livello genetico, in un'onda energetica, presente nel mio Dna. Ha investito tutta la mia famiglia, soprattutto i miei figli, nei quali ha trovato meravigliose radici, che continuano ancor oggi a germogliare. Del resto, anche se in un piccolissimo ruolo, ho conosciuto anch'io le luci della ribalta, accanto a Franca Rame e Dario Fo in 'Morte accidentale di un anarchico'''. Dei suoi figli, Agrippino Costa ha spiegato che solo Irene, gli somiglia. ''Sedici anni, bellissima e ribelle, come ero io in giovent - ha detto -. Con i maschietti andata diversamente. Sono maturi, responsabili. Ho concesso loro tutta quella libert che mi era stata sottratta. Ma loro ne hanno saputo fare buon uso''. A parlare a nome dei fratelli Joshua, 19 anni, scuola al Teatro dell'Opera di Roma, applaudito al Teatro Verdi di Gorizia nel gala di danza dedicato ad Elisabetta Terabust, curato da Daniele Cipriani; pronto a salpare con un altro fratello, Chandra Emanuele, per il Teatro dell'Opera di Nizza, dopo aver vinto un'audizione.

''I nostri genitori ci hanno educato ad amare l'arte e la bellezza. Non siamo una famiglia benestante - ha ricordato Joshua -. Mia madre insegnante, mio padre in pensione. Ma sin da piccoli ci hanno insegnato che la nostra vera ricchezza saper sfruttare al massimo le nostre doti, a essere soprattutto umili. Avevamo la coscienza di quello che la nostra famiglia aveva fatto per noi. Anche se, per esempio, alla Scuola del Teatro dell'Opera di Roma, siamo riusciti a frequentare le classi grazie alle borse di studio ottenute tramite l'interessamento della direttrice Paola Jorio''. Mai parlato di politica con pap? ''Tutti noi figli conosciamo la sua storia, il suo passato -ha risposto il giovane danzatore -. Ma nostro padre si sempre speso per sostenere un'ideologia, non ha mai fatto parte della lotta armata. Ci ha insegnato, lo ripeto, ad amare l'arte e la bellezza. Quello che ci rimprovera, a volte, il caos, la confusione in casa. Ma siamo tanti, oltre 20 persone quando ci riuniamo tutti insieme. Lui era abituato ad una tranquillit diversa, al silenzio, a quel vuoto a volte insopportabile, estenuante''. E' forse per questo motivo che Agrippino Costa ha sempre cercato di evadere dai penitenziari. Rimettendoci, nella fuga, costole, gambe, braccia, ginocchia e guadagnandoci qualche pallottola. "Fui il primo e forse l'unico - ha ricordato orgogliosamente - a evadere da un carcere di massima sicurezza, come quello di Augusta, in Sicilia, un antico maniero di Federico di Svevia. Fuggivo, mi colpivano, mi arrestevano - ha ricordato - Ogni volta si ripeteva la stessa storia. Sono un sopravvissuto''.

''Non dimenticher mai la strana sensazione di libert la prima volta che lasciai il carcere per ritirare un premio di poesia - ha proseguito -. Ho ricordi sconvolgenti. Ero abituato a vivere in una spazio angusto. Due metri per tre. Non riuscivo ad immaginarmi l'orizzonte. Mi colp in modo scioccante, impressionante. E poi la giovent, gli abiti, il taglio dei capelli. Non ero pi abituato a camminare, a stare in mezzo alla gente. Uno strano stordimento. Ma ero felice. Tutte quelle persone ad applaudirmi... Mi sentivo importante, per la prima volta mi sentivo amato anch'io''. Rinnega qualcosa del suo passato, rimpianti, nostalgia per quello che stato? ''Nessun rimpianto, nessuna nostalgia - ha risposto Agrippino Costa -. Solo ricordi, a volte sfuocati, li rincorro, per ricomporre mosaici a cui manca sempre qualche pezzo. Ma difficile parlare del passato- ha proseguito -. Incosciamente tendo a dimenticare. Eppure sono sempre stato convinto che la nostra rivoluzione fosse giusta. Anche la nostra rabbia. Erano sbagliati i metodi di lotta, ma noi ci credevamo. Ma tutti abbiamo pagato. Nessuno escluso. Qualcuno ha pagato anche con la morte''. ''Lo ripeto, mi sento un sopravvissuto, un redivivo in un mondo che forse non mi appartiene pi. E pensare - ha aggiunto scherzando- che mi hanno proposto di entrare in politica. Un tempo veniva riconosciuto il valore 'guerriero' dell'uomo. La politica, oggi, la negazione dell'intelligenza''.


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