Prefazione di Pietro Grasso

'La verit del pentito', Spatuzza fra male assoluto e conversione autentica

Il pentito Gaspare SpatuzzaIl pentito Gaspare Spatuzza
ultimo aggiornamento: 12 novembre, ore 15:40
Roma - (Adnkronos) - La storia del collaboratore di giustizia raccontata nel libro di Giovanna Montanaro che, all'Adnkronos, racconta: " Non ha voluto contributi economici, ha chiesto di dedicarlo 'ai ragazzi di Brancaccio, dei tanti Bracaccio d'Italia che si perdono come me', riferendosi al quartiere di Palermo dove nato e vissuto"


condividi questa notizia su Facebook

commenta commenta 0     vota vota 0    invia     stampa    
Facebook  Viadeo  OkNotizie  Segnalo  Wikio Friendfeed 
Roma, 12 nov. (Adnkronos) - "Chi si aspetta degli scoop rimarr deluso, nel libro ho voluto raccontare la storia di Gaspare Spatuzza con le sue parole, di mafioso prima di pentito poi, approfondire soprattutto il suo percorso di pentimento sul piano morale e mi sono convinta che sia un pentito vero, che abbia compiuto un autentico percorso di conversione, anche religioso e umano, partendo dal male assoluto". Giovanna Montanaro parla cos, all'Adnkronos, del suo 'La verit del pentito', con un'ampia intervista appunto a Gaspare Spatuzza, nelle librerie da oggi per Sperling & Kupfer, con una prefazione di Pietro Grasso.

"Ho avuto la possibilit di intervistarlo grazie all'autorizzazione che mi hanno concesso le procure nei cui processi coinvolto e la Commissione centrale del Viminale: inizialmente ho avuto solo un colloquio nel quale mi disse di non volere rilasciare interviste, poi gli ho spiegato le motivazioni del mio lavoro e successivamente ha accettato, a due condizioni -racconta Montanaro- che non vi fossero fughe di notizie prima della pubblicazione e che questa avvenisse in un libro. Per raccontarsi Spatuzza non ha chiesto alcun contributo economico, ha voluto si precisasse che rilasciava l'intervista per 'motivi sociali' ed ha chiesto di dedicarla 'ai ragazzi di Brancaccio, dei tanti Bracaccio d'Italia che si perdono come me', riferendosi al quartiere di Palermo dove nato e vissuto. Gli incontri che ho avuto con lui si sono svolti quasi tutti nella seconda met del 2012, poi l'ho rivisto alcune volte quest'anno per aggiornare qualche passaggio. In totale l'ho intervistato per moltissime ore, lui non ha voluto che usassi il registratore, ho dovuto scrivere tutto. Nel libro le sue parole sono riportate con assoluta fedelt."

"La sua storia quella di un killer della famiglia mafiosa di Brancaccio, coinvolto in tutte le stragi compiute dal 1992 al 1994 cos come nell'uccisione di Don Puglisi, e nel rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo. Nel 2000, quando era gi in carcere dal 1997, viene condannato all'ergastolo per l'omicidio di Don Puglisi ed inizia il suo nuovo percorso: chiede lui stesso -sottolinea Montanaro- che gli venga applicato l'isolamento diurno, e comunica ai fratelli Graviano, i capimandamento della famiglia mafiosa di Brancaccio, rinchiusi allora nel suo stesso carcere, la sua dissociazione da 'cosa nostra', subito prima di questo aveva rifiutato di far pervenire messaggi all'esterno tramite i suoi familiari per conto dei Graviano, il primo 'no' dopo tanti 'si'. La decisione di collaborare con la giustizia Spatuzza la prende nel 2008, dal 2000 era rimasto solo con se stesso, aveva riflettutto sulla sua vita; diversi magistrati avevano cercato di convicerlo a collaborare ma senza risultati, quando decide lui che manda a chiamare l'allora Procuratore Nazionale antimafia, Pietro Grasso, che lo va a trovare. Da quel momento Spatuzza inizia la sua collaborazione con i magistrati che formalmente si apre il 26 giugno 2008 con un interrogatorio dei pm di Firenze Caltanissetta e Palermo. La differenza con altri pentiti tutta nei tempi: normalmente fra l'arresto e la decisione di collaborare passa molto meno tempo, in questo caso il percorso stato lunghissimo".

"Parlando con Spatuzza mi sono convinta che in una stessa persona possano coesistere il male assoluto e la conversione pi autentica, lui sembra davvero aver compiuto un percorso di crescita interiore, di consapevolezza del male commesso, e sicuramente si sente un'altra persona. Ha pienamente abbracciato il ruolo di collaboratore di giustizia perch, dice, ' il solo modo per ripagare la societ e i familiari delle vittime'; raccontare la verit per lui significa fare giustizia. Si pensi ad esempio alle sue dichiarazioni sulla strage di via D'Amelio che hanno consentito di riaprire il processo ed azzerare le condanne precedenti, inflitte ad 11 imputati che con quella strage non avevano nulla a che fare".

Nella prima parte dell'intervista Spatuzza ricostruisce il suo ingresso nella mafia: "Nato a Brancaccio, in una famiglia normale, gi ragazzino si trova a lavorare con qualcuno che lo porta a conosce i fratelli Graviano, qualche anno prima suo fratello Salvatore era scomparso, vittima di lupara bianca, e lui, convinto che dietro quella morte ci fosse Totuccio Contorno, si avvicina sempre pi ai Graviano, pensando anche di vendicare un giorno la morte del fratello. A 16, 17 anni dunque si avvicina all'universo mafioso di 'cosa nostra', insolitamente il 'giuramento' di affiliazione lo dar solo molto pi tardi, nel 1995, nelle mani di Matteo Messina Denaro. Quando gli ho chiesto della sua infanzia, della sua adolescenza, degli amici, mi ha risposto 'Brancaccio era la mia casa, la mia scuola, il mio campo di gioco, il mio mondo, non ero mai uscito dalla Sicilia' e chiama i Graviano 'i miei padri, potevano toglierti la vita e potevano dartela'". Le prime incrinature dello Spatuzza mafioso arrivano, secondo il suo racconto alla Montanaro, "con la strage di Firenze del '93. Con via dei Georgofili comincia ad avvertire un certo malessere. Uccisioni come quelle di Falcone e Borsellino erano 'normali' ma le stragi indiscriminate lo colpiscono. E' comunque l'uccisione di Don Puglisi a costituire un punto di non ritorno, per come avviene, per la figura del sacerdote, un passaggio aggravato dalla vicenda del piccolo Di Matteo: Spatuzza partecipa al sequestro ma non all'omicidio e la sua uccisione lo far poi riflettere sulla necessit di dare un futuro diverso dal proprio al figlio".

Quanto alle numerose dichiarazioni rese da Spatuzza in varie sedi processuali sulle stragi di Mafia, l'autrice le ricostruisce e ordina su base documentaria, atti dei processi alla mano, dopo l'intervista. "Quello che mi interessava di pi -conclude Montanaro- la correlazione fra l'autenticit del pentimento sul piano morale e la veridicit delle dichiarazione rese dal pentito. Che lui sia un pentito vero la mia convinzione e quanto alla veridicit, il giudizio dei magistrati con cui ha collaborato va in questo senso, tranne nel processo a carico di Marcello dell'Utri andato a sentenza nel giugno 2010, dove Spatuzza venne ritenuto un pentito inattendibile".


pubblica la notizia su:  Facebook    segnala la notizia su:  Viadeo  OkNotizie  Segnalo  Wikio Friendfeed 
tutte le notizie di Spettacolo
commenta commenta 0    invia    stampa