Il compositore Battistelli: ''Sono il simbolo della prigrizia culturale''

Musica, da Piovani ad Accardo e Morricone tutti contro i 'flautini' a scuola

ultimo aggiornamento: 26 marzo, ore 20:01
Roma - (Adnkronos) - Ad aprire il dibattito le affermazioni a 'Che tempo che fa' di Andrea Battistoni che ha attribuito all'utilizzo degli strumenti in classe la colpa dello scarso amore per la musica da parte dei giovani italiani


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Roma, 26 mar. (Adnkronos) - Coro di no dai massimi esponenti della musica italiana all'uso del flauto nelle scuole come unico strumento didattico per l'educazione musicale dei ragazzi nella scuola d'obbligo. Con accenti diversi i grandi compositori e direttori d'orchestra si uniscono alle affermazioni del giovane direttore Andrea Battistoni, che sabato sera a 'Che tempo che fa' ha attribuito all'uso dei flauti nelle scuole la colpa dello scarso amore per la musica da parte dei giovani italiani.

Per Nicola Piovani ''prima di fare suonare quei flautini di plastica bisognerebbe educare le orecchie dei bambini alla buona musica''. ''Nelle scuole - dice all'Adnkronos - bisognerebbe insegnare ai bambini innanzitutto ad ascoltare buona musica, prima ancora che a suonarla. Sarebbe bello far crecere delle generazioni capaci di riconoscere all'ascolto la bellezza musicale e distinguerla dalla banalit. Educare le orecchie - conclude - prima ancora di suonare il flautino di plastica''.

Il violinista e direttore d'orchestra Salvatore Accardo, commentando le affermazioni di Battistoni, dichiara: ''Far studiare la musica ai bambini facendo suonare loro questi strumentini stonati non va bene, ma non certo dei flauti la colpa principale dello scarso amore per la musica e della conseguente ignoranza musicale dei giovani''.

''I bambini sono come spugne - continua - assorbono tutto e non hanno difficolt ad ascoltare musiche di compositori come Schoenberg o Webern, che per noi invece sono ostici. Certo - sottolinea Accardo - se si abituano a conoscere la musica solo attraverso i flautini, avranno difficolt poi a sentire una sinfonia di Mahler! Negli altri Paesi, ad esempio in Inghilterra, i giovani nelle scuole - aggiunge il musicista - hanno la possibilit di scegliere uno strumento e di studiarlo. Noi invece qui generiamo ignoranti e incompetenti musicali, che non devono diventare per forza musicisti, ma devono conoscere la musica. Tutti i generi - avverte - e non essere bombardati solo da un tipo, per scegliere con cognizione di causa quale ascoltare''.

''E' la solita storia del cane che si morde la coda'', afferma Accardo, riferendosi al fatto che l'ignoranza musicale poi determina la scarsa affluenza di pubblico giovane alle stagioni concertistiche, e la conseguente chiusura di molte di esse. E lancia un appello alle istituzioni: ''Abbiamo tanti giovani musicisti disoccupati - dice - usciti dalle istituzioni concertistiche che chiudono. Potrebbe essere affidato loro - conclude - l'insegnamento della musica nelle scuole. Sono certo che i risultati sarebbero migliori''.

Per il Premio Oscar Ennio Morricone '' probabile che Battistoni dica giusto, ma la colpa pu essere anche degli educatori che usano metodi sbagliati''. Morricone spiega infatti all'Adnkronos che "esistono due metodi diversi tra loro, ma che sono i migliori per l'insegnamento della musica nella scuola che sono quello messo a punto da Carl Orff (il compositore dei 'Carmina Burana', ndr.) e quello di Boris Porena. Quest'ultimo -sottolinea il compositore e accademico di Santa Cecilia- insegna ai giovani a creare la musica insieme''.

Il vero problema, secondo Morricone, che ''gli insegnanti di musica dovrebbero prima fare dei corsi''. Il compositore premio Oscar racconta di avere affrontato il problema della riforma dell'insegnamento della musica nella scuola, qualche anno fa, con l'allora ministro dell'Istruzione Luigi Berlinguer.

''Gli dissi che per fare una vera riforma -spiega Morricone- sarebbero serviti dieci anni, e che si sarebbe dovuto lavorare essenzialmente su due cose: un vero programma e degli insegnanti, preparati attraverso corsi di formazione, a svolgere quel programma. Inoltre -aggiunge- bisognerebbe dare a tutte le scuole un impianto per ascoltare la musica e un corredo di una trentina di incisioni discografiche importanti, da fare ascoltare agli studenti come esempio degli argomenti teorici. Se si parla della sonata, poi bisogna fare sentire, ad esempio, quelle di Mozart e Beethoven''. E conclude: ''In Germania ogni famiglia suona Bach con il flauto dolce e il pianoforte o addirittura il clavicembalo, cantando e leggendo gli spartiti. Quella -conclude- la vera nazione musicale, non l'Italia''.

Non ha dubbi il compositore Giorgio Battistelli, accademico di Santa Cecilia e direttore artistico dell'Orchestra della Toscana, che, sottolinea: ''Questi flauti di plastica, falsificati e falsamente semplici, usati nelle scuole, non vanno bene. Sono il simbolo di poca fantasia, di pigrizia culturale e intellettuale''.

''Certo - sottolinea il compositore - i flauti non sono l'unico problema. Molto dipende da come vengono presentati da chi insegna. Il vero profondo malinteso in Italia - avverte Battistelli - che la didattica musicale nelle scuole viene vista come attivit di serie 'B'. Stessa sorte tocca a chi insegna nelle scuole e ai compositori del nostro tempo, che invece dovrebbero scrivere musiche per i bambini, stimolati in questo dal ministero dell'Istruzione''.

Battistelli porta ad esempio quanto avviene nei Paesi anglosassoni dove ''i compositori, come faceva ad esempio Benjamin Britten, scrivono musiche per i bambini con la stessa dignit sociale e culturale con la quale scrivono le opere commissionate loro dal Covent Garden o da altre istituzioni musicali. Inoltre - ribadisce il compositore - nelle scuole italiane capita spesso che chi insegna musica alle medie inferiori, sia un musicista improvvisato. Alle elementari il tema affrontato con ancor maggiore leggerezza. I vari ministri dell'Istruzione che si sono succeduti hanno sempre parlato di ripartire dalla scuola per l'insegnamento della musica, ma non si mai fatto niente. Con la conseguenza che in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, i nostri ragazzi nelle scuole non conoscono il piacere di fare musica insieme. Per questo - conclude - dico che la colpa non solo del flauto, ma di tutto ci che quello strumento artificiale rappresenta''.


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