Italia 1934, gli azzurri di Pozzo battono la Cecoslovacchia

ultimo aggiornamento: 09 giugno, ore 18:37
Si gioca in Italia il secondo campionato del Mondo della storia del calcio, l’altra nazione in lizza per ospitare i Mondiali del 1934, la Svezia, ha infatti ritirato la sua candidatura poco prima dell’assegnazione definitiva dell’organizzazione all’Italia. Il regime fascista intravede nei Mondiali una grande opportunit per dimostrare al mondo non totalitarista le capacit organizzative italiane e si prodiga, anche con grandi sostegni economici, per la riuscita dell’evento. Dopo una prima fase di qualificazione sono sedici le squadre ammesse alla fase finale, l’Italia, sebbene paese ospitante, considerata un outsider di fronte alle grandi favorite Austria, Cecoslovacchia e Ungheria. La gara d’esordio degli azzurri, contro gli Stati Uniti agli ottavi, una passeggiata: il risultato finale di 7-1, con tre reti di Schiavio. Ai quarti la formazione allenata da Vittorio Pozzo si trova davanti la temibile Spagna del leggendario portiere Zamora, la gara si gioca a Firenze e termina 1-1 dopo i tempi supplementari per effetto delle reti di Regueiro per gli iberici e di Ferrari.
Il regolamento dell’epoca impone la ripetizione della gara in caso di pareggio, si gioca cos il giorno seguente, ma stavolta basta un gol di Meazza all’11’ per consentire all’Italia di accedere alle semifinali. Avversario la favorita Austria, che ha eliminato nel turno precedente l’Ungheria. Meazza e compagni appaiono stanchi dopo la battaglia infinita contro gli spagnoli, ma a favore hanno un arbitraggio discutibile, soprattutto in occasione della rete che decide l’incontro. E’ il minuto 21’ e nel corso di una mischia furibonda nell’area austriaca l’azzurro Guaita insacca alle spalle dell’estremo difensore Platzer, con gli austriaci a protestare vibratamente per una carica al portiere effettuata da Meazza; l’arbitro, lo svedese Eklind, convalida comunque il gol. I tentativi degli austriaci per i rimanenti 70 minuti sono vani e l’Italia accede cos alla finale, dove incontrer la Cecoslovacchia.


LA FINALE


I boemi arrivano alla finale di Roma dopo aver eliminato Romania, Svizzera e Germania (che superer l’Austria nella finale per il terzo posto), contro cui hanno evidenziato un ottimo gioco fatto di azioni veloci con palla a terra e l’arma in pi di avere nelle proprie fila un attaccante come Oldrich Nejedly, colui che sar capocannoniere del torneo con cinque reti in quattro partite. La gara decisiva si gioca allo stadio del Partito Nazionale Fascista, l’attuale stadio Flaminio, di fronte a cinquantamila persone in fermento per un match che si annuncia spettacolare. La tensione nervosa sembra per bloccare pi l’Italia che la Cecoslovacchia, i boemi con delle manovre offensive molto ben congegnate si rendono pi volte pericolosi in area azzurra colpendo due volte il palo, con Puc e Sobotka. Quando al 70’ lo stesso Puc porta in vantaggio la formazione allenata da Petru con un diagonale potentissimo, sembra ormai fatta per gli undici italiani. La Cecoslovacchia colpisce un terzo palo pochi minuti dopo, dando per la carica agli uomini di Pozzo, che si gettano in avanti con grande veemenza. All’80’ arriva il gol del pareggio con Orsi, che d respiro al pubblico di casa e consente all’Italia di raggiungere i tempi supplementari. Gli azzurri partono subito fortissimo, non possono lasciarsi sfuggire la possibilit di conquistare il trofeo davanti al proprio pubblico, e riescono a trovare la via del gol gi dopo cinque minuti dall’inizio dei supplementari. L’autore della rete Angelo Schiavio con una conclusione precisissima che supera il portiere Planitka. E’il gol del primo trionfo azzurro nella storia dei Mondiali e sicuramente viene reso ancor pi bello per essere riusciti nell’impresa proprio davanti al proprio pubblico, che festegger, per le strade di Roma e di tutta Italia, il Mondiale appena conquistato.


CANNONIERE


L’ala sinistra cecoslovacca Oldrich Nejedly aveva 25 anni e mise a segno cinque reti, realizzando in particolare una tripletta in semifinale contro la Germania.


CURIOSITA'


A questa seconda edizione non partecipano i campioni in carica dell’Uruguay, una scelta motivata dall’assenza delle grandi europee alla prima edizione, disputatasi proprio nel paese sudamericano, mentre gli argentini, vicecampioni in carica, inviarono una selezione composta da giocatori di seconda e terza divisione, con i migliori giocatori della "celeste" rimasti in Sud America a giocarsi il campionato.
La nazionale italiana fu accusata pi volte dalle squadre avversarie e dalla stampa straniera di godere di favoritismi arbitrali.
La vittoria azzurra e l’intera organizzazione del torneo vennero largamente strumentalizzate dal regime di Mussolini che colse l’occasione per mostrare al mondo intero l’efficienza del modello fascista.
Il Commissario tecnico Vittorio Pozzo, quando viene chiamato sulla panchina della Nazionale, non ha la tessera del partito fascista. Dirigente in Pirelli, inizia la carriera nello sport come giornalista: per il ruolo di ct decide di non essere pagato, “per non dover sottostare agli ordini di nessuno”, come racconta anni dopo il figlio Alberto.
I giocatori azzurri incassarono un premio vittoria pari a 20′000 lire a testa.
Per le 17 partite vengono mobilitate ben 8 citt, due delle quali (Genova e Trieste) ospiteranno una sola partita. La finale viene disputata a Roma, allo stadio del P.N.F. (Partito Nazional Fascista), antenato dell'odierno "Flaminio".


IL TABELLINO DELLA FINALE


Italia-Cecoslovacchia 2-1 (d.t.s.) (Roma, 10 giugno 1934)
Italia: Combi, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, Monti, Bertolini, Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari, Orsi. C.T.: Vittorio Pozzo.
Cecoslovacchia: Planicka, Zenisek, Ctyroky, Kostalek, Combal, Krcil, Junek, Svoboda, Sobotka, Nejedly, Puc. C.T.: Karel Petru.
Arbitro: Eklind (Svezia)
Marcatori: Puc 70’ (CZC), Orsi 80’ (ITA), Schiavio 95’ (ITA)
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