'Ndrangheta, sequestrati beni per 230 milioni a imprenditori legati a cosche

ultimo aggiornamento: 23 ottobre, ore 12:09
Reggio Calabria - (Adnkronos) - L'operazione eseguita da Guardia di finanza, Dia e Carabinieri. Tra i beni sequestrati figurano due noti alberghi di Villa San Giovanni e quote societarie


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Reggio Calabria, 23 ott. - (Adnkronos) - Beni del valore di 230 milioni di euro sono stati sequestrati dai finanzieri del Gico e del Nucleo di Polizia tributaria di Reggio Calabria nei confronti di due imprenditori accusati di legami con la 'ndrangheta. L'operazione condotta insieme ai militari della Dia e ai Carabinieri. I decreti di sequestro sono stati emessi dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale reggino su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Tra i beni sequestrati figurano due noti alberghi di Villa San Giovanni e quote societarie.

I beni sequestrati sono riconducibili agli imprenditori P.S. e P.R. accusati di avere riciclato e fatto da prestanome alle cosche Tegano, Condello e Libri. Il primo era stato arrestato nell'operazione 'Reggio Nord' e ancora prima era stato coinvolto nell'indagine 'Entourage' sulle turbative d'asta negli appalti pubblici. Anche P.R. era stato arrestato nell'operazione dell'anno scorso 'Reggio Nord' e in precedenza era finito nel mirino della Procura per un appalto truccato all'Asl di Locri. Era il titolare di una ditta che per anni ha sponsorizzato una societa' sportiva a Reggio Calabria.

P.S. e P.R. sono sospettati di essersi occupati delle attivita' economiche in realta' riconducibili a Domenico Condello (arrestato dopo due decenni di latitanza lo scorso 10 ottobre) e a Bruno Tegano, delle omonime note famiglie di 'ndrangheta. I due detenevano quote sociali delle due strutture alberghiere che sommate erano di maggioranza.

L'operazione di oggi e' la prosecuzione di quella denominata 'Reggio nord' dell'ottobre 2011. In quella occasione vennero eseguite misure cautelari nei confronti di 14 indagati ritenuti vicini alle cosche Tegano, Condello, Libri di Reggio Calabria. Quell'attivita' era finalizzata a scoprire la rete di prestanome che favorivano la prosecuzione degli affari delle cosche e in particolare quelli della famiglia Condello che dava supporto alla latitanza di Domenico Condello, noto come "Micu u Pacciu", arrestato poche settimane fa dopo due decenni di irreperibilita'.


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