Era stato arrestato per di "disturbo della quiete pubblica", mentre in camera avrebbe avuto un malore

Bancario italiano morto in cella in Messico: poliziotti e un giudice a processo a Lecce

(Foto Xinhua)  (Foto Xinhua)
ultimo aggiornamento: 20 dicembre, ore 16:28
Lecce - (Adnkronos) - Per le otto persone rinviate a giudizio l'accusa di omicidio volontario. Gli avvocati della famiglia di Simone Renda si erano opposti alla richiesta di archiviazione: una decisione che pu fare scuola per casi simili, dove gli italiani all'estero si sono trovati in situazioni di difficolt


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Lecce, 20 dic. - (Adnkronos) - Otto rinvii a giudizio in Italia per la morte del bancario leccese Simone Renda, avvenuta nel 2007 in Messico, dopo essere stato arrestato dalla polizia locale. A finire sotto accusa oltre ai poliziotti e ai responsabili del carcere anche un giudice messicano. Una decisione che arriva dopo l'opposizione degli avvocati della famiglia di Simone alla richiesta di archiviazione. Il processo si terr il 28 aprile davanti alla Corte d'Assise di Lecce.

Un viaggio, quello di Simone per il Messico, senza ritorno. Arrivato a febbraio, il giovane viene portato via dalla Polizia turistica messicana il primo marzo mentre si trova in albergo a Playa del Carmen ritenendolo colpevole del reato di "disturbo della quiete pubblica". Nella sua stanza il giovane, in realt, avrebbe avuto un malore. Dopo 42 ore, il 3 marzo, in cella Simone viene trovato senza vita. Qui l'inizio della lotta per la verit portata avanti dalla famiglia.

Una giornata decisiva, quella vissuta oggi a Lecce. "Importante - spiega all'ADNKRONOS Fabio Valenti legale della madre di Simone Renda - stato il passaggio dall'accusa di abbandono di incapace a quello di omicidio volontario. Una decisione che pu fare scuola per casi simili, dove gli italiani all'estero si sono trovati in situazioni di difficolt". La procura di Lecce si avvalsa della Convenzione Onu del 1984 "contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti".

"La giustizia oggi ha trionfato - ha affermato Cecilia Greco Renda - e ringrazio gli avvocati Fabio Valenti e Pasquale Corleto mi hanno sostenuto. Simone amava il prossimo e spero che il suo nome da oggi possa vivere per sempre aiutando altre famiglie ad avere giustizia per i loro cari".

La madre di Simone che in questi anni ha sempre portato avanti la sua battaglia ha anche aperto un gruppo su Facebook 'Giustizia per Simone' che conta oltre 1.440 iscritti. "Un modo - dice Cecilia Greco Renda all'ADNKRONOS - per ricordare la storia di mio figlio e per chiedere giustizia. Oggi stato con il rinvio a giudizio stato fatto un primo passo in questa direzione". Nel gruppo Cecilia ha raccolto le foto del figlio e i messaggi lasciati in bacheca sono un coro unanime di richiesta di verita' e giustizia per il 34enne leccese.

Una storia quella di Simone che riporta a quella di Daniele Franceschi, l'operaio di Viareggio 36enne morto il 25 agosto scorso nel carcere di Grasse, in Francia. Secondo le autorit transalpine, Franceschi deceduto a causa di un infarto, mentre la mamma di Daniele convinta che il figlio sia morto per maltrattamenti e per mancate cure.


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