I provvedimenti sono stati firmati dal procuratore aggiunto di Agrigento

Lampedusa, dopo gli scontri torna la calma. Quattro fermi per l'incendio al Cie

ultimo aggiornamento: 22 settembre, ore 18:12
Lampedusa - (Adnkronos/Ign) - In tutto 11 le persone fermate. Il sindaco De Rubeis: ''Oggi sono pi sereno, la situazione nettamente migliorata. Chieder personalmente scusa al presidente Napolitano per le parole offensive che ho usato''. Scontri tra isolani e tunisini. Viminale: entro 48 ore tutti rimpatriati


condividi questa notizia su Facebook

commenta commenta 0     vota vota 6    invia     stampa    
Facebook  Viadeo  OkNotizie  Segnalo  Wikio Friendfeed 
Lampedusa, 22 set. (Adnkronos/Ign) - Quattro immigrati tunisini sono stati fermati con l'accusa di avere appiccato l'incendio che marted ha parzialmente distrutto il centro di accoglienza di Lampedusa. La squadra mobile di Agrigento, oltre ai quattro tunisini, rinchiusi nel carcere di Petrusa, ha fermato altre sette persone: quattro sono ritenuti gli scafisti di uno sbarco avvenuto nei giorni scorsi, mentre gli altri tre erano destinatari di un provvedimento di espulsione. I provvedimenti sono stati firmati dal procuratore aggiunto di Agrigento Ignazio Fonzo.

Secondo quanto emerge da una prima ricostruzione della squadra mobile di Agrigento, prima di appiccare l'incendio al centro di accoglienza c' stata una furiosa lite tra due gruppi di immigrati tunisini che erano ospiti del Cie di contrada Imbriacola. Da un lato alcuni magrebini che da giorni avevano intenzione di dare fuoco alla struttura per protestare contro i rimpatri. Dall'altro, invece, altri tunisini che ostacolavano questa decisione. E' cos scoppiata una lite, ma alla fine ha prevalso la linea dura con l'incendio di due materassi da cui poi sono scaturite le fiamme che hanno distrutto due padiglioni e reso inagibile un altro.

Ad incastrare i quattro immigrati sono state le testimonianze rese dai connazionali che hanno spiegato agli investigatori di essere stati contrari "fino all'ultimo istante" all'incendio della struttura. Sar il gip del Tribunale di Agrigento a decidere se trasformare il fermo in ordinanza di custodia cautelare.

A Lampedusa intanto tornata la calma dopo la guerriglia scoppiata ieri a mezzogiorno tra un gruppo di immigrati tunisini, che hanno minacciato di fare esplodere due bombole di gas, e una cinquantina di lampedusani. La polizia ha poi caricato i tunisini, molti dei quali sono rimasti feriti. I lampedusani sono impegnati nei preparativi per i festeggiamenti religiosi della santa patrona, la Madonna di Porto Salvo. Fino alla tarda serata di ieri, i festeggiamenti erano a rischio perch il sindaco, dopo gli scontri avvenuti, insieme con il parroco don Stefano Nastasi e il vescovo di Agrigento monsignor Francesco Montenegro, aveva pensato di annullare le celebrazioni. "Non c' nulla festeggiare", aveva chiosato ieri sera il sindaco.

Ma la svolta arrivata dopo la telefonata tra il sindaco Bernardino De Rubeis e il ministro dell'Interno Roberto Maroni. Il capo del Viminale ha assicurato al primo cittadino di Lampedusa che "entro le prossime 48 ore Lampedusa sar svuotata". Stamattina altri tunisini sono stati trasferiti da Lampedusa in altri centri d'accoglienza e quelli ancora presenti al centro di accoglienza vengono guardati a vista da decine di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa. Ma "entro questa sera il centro di accoglienza di Lampedusa si svuoter" ha assicurato il questore di Agrigento, Giuseppe Bisogno. Poi, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se dopo la sassaiola dei lampedusani contro i tunisini avvenuta ieri ci saranno delle conseguenze penali, ha risposto: "Se ci sono stati comportamenti perseguibili noi li perseguiremo".

Commentando l'ipotesi di trasferire gli immigrati soccorsi in mare, immediatamente a Porto Empedocle anzich a Lampedusa, il sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, ha osservato che ''in linea di principio la proposta del ministro Maroni nel pieno della ragionevolezza, poich questa 'croce' non pu pi essere portata esclusivamente dai lampedusani, che hanno tra l'altro gi pagato un alto costo, ma va condivisa tra tutti''. ''E' evidente - ha concluso - che occorrono garanzie adeguate per la comunit locale affinch ci non si trasformi in un dramma nel dramma''.

"Oggi sono pi sereno - ha detto all'Adnkronos il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis - Nella notte sono stati trasferiti da Lampedusa altri trecento immigrati tunisini ed oggi sono previsti altri voli per portare via tutti gli altri clandestini che ieri hanno messo a ferro e fuoco la mia isola". "Ieri sera ho avuto un incontro cordiale con il Questore di Agrigento che venuto a coordinare le operazioni mandato da Viminale - ha aggiunto De Rubeis - Sono stato molto preoccupato ma oggi la situazione nettamente migliorata".

Poi, parlando dell'incidente diplomatico sfiorato ieri con il Quirinale, ha fatto sapere che cercher ''di chiamare personalmente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per chiedergli scusa a voce delle parole offensive che ho usato ieri. Ma era appena avvenuto uno scontro e anch'io ero stato aggredito verbalmente da un gruppo di lampedusani. Ero spaventato. Spero di riuscire a parlarci".

Durante una diretta tv, immediatamente dopo la guerriglia scoppiata tra lampedusani e tunisini e la carica della polizia, il primo cittadino aveva usato parole inappropriate nei confronti del capo dello Stato. Salvo poi scusarsi sempre in diretta tv. Ma oggi lo vuole fare personalmente. "Ci tengo - ha precisato - perch Napolitano una persona che stimo profondamente e mi dispiace quello che accaduto".

Don Stefano Nastasi, il parroco di Lampedusa si detto "molto amareggiato" per gli scontri di ieri. "Perch si atteso tanto l'inizio dei trasferimenti in massa dei tunisini?", si chiede don Nastasi parlando con un gruppo di giornalisti. "Questi stessi trasferimenti si potevano fare anche 10 giorni fa - ha sottolineato - perch sono stati fatti solo tra questa notte e oggi?". Di pi non ha voluto aggiungere il parroco oggi impegnato nei festeggiamenti religiosi della santa patrona di Lampedusa.

"Quando la gente disperata pronta a fare tutto, anche una sciocchezza, anche ricorrere alla violenza. Non basta condannare, bisogna andare a fondo e capire la situazione per rimediare non solo al sintomo ma anche al virus" ha detto il vescovo di Tunisi, monsignor Maroun Elias Lahham, arrivato alla parrocchia di Lampedusa per partecipare alla celebrazione della Santa messa per la patrona dell'isola, commentando la guerriglia avvenuta ieri. "Sono molto triste - ha affermato il vescovo - dopo avere visto le immagini di tutta quella gente che ieri scappava, chi dava le botte e minacciava. Gli uomini sono fatti per vivere insieme in armonia". Poi, rivolto ai tunisini: "Se li potessi incontrare direi loro di non sputare nel piatto nel quale hanno mangiato''.


pubblica la notizia su:  Facebook    segnala la notizia su:  Viadeo  OkNotizie  Segnalo  Wikio Friendfeed 
non ci sono tag per la questa notizia, prova con la ricerca
tutte le notizie di Sicilia
commenta commenta 0    invia    stampa