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Dal 2005 ad oggi raccolti gia' oltre 130mila kg di materiali

Ambiente: grotte usate come discariche, interviene 'Puliamo il buio'

ultimo aggiornamento: 23 settembre, ore 16:54
Non vengono risparmiate neanche grotte e ipogei naturali e artificiali, come le catacombe nel napoletano e gli acquedotti romani, ma nemmeno gallerie e miniere abbandonate. Con danni alla salute delle persone, all'ecosistema e al turismo


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Roma, 23 set. - (Adnkronos) - Rifiuti di ogni genere, dagli pneumatici a vecchi motorini e biciclette e addirittura animali morti e automobili: l'Italia delle discariche illegali non risparmia neanche grotte e ipogei naturali e artificiali, come le catacombe nel napoletano e gli acquedotti romani, ma anche gallerie e miniere abbandonate. Con danni alla salute delle persone, all'ecosistema e al turismo. Un fenomeno diffuso, da nord a sud della Penisola, soprattutto laddove grotte e ipogei sono piu' vicini alle citta', per questo la Societa' speleologica italiana, che dal 2005 aderisce a Puliamo il mondo, dedica al mondo sotterraneo un'iniziativa di pulizia straordinaria.

E' "Puliamo il buio" che torna anche quest'anno dal 27 al 29 settembre in Puglia, Lazio, Sicilia, Sardegna e Trentino. L'utilizzo di ipogei naturali e artificiali come discariche abusive e' un fenomeno molto diffuso con danni all'ambiente carsico e alle risorse idriche profonde incalcolabili. "Essendo l'Italia un territorio carsico, nelle grotte utilizzate come discariche l'inquinamento minaccia le falde acquifere piu' profonde, oltre ad alterare la vita in grotta - spiega all'Adnkronos il responsabile del progetto Francesco Maurano - nelle altre cavita' i liquami possono produrre gas pericolosi per la salute delle persone, in particolare quando queste si trovano nei pressi delle citta', senza contare che l'abbandono di spazzatura rende l'ipogeo inutilizzabile per fini turistici".

Segnalare le cavita' naturali e gli ipogei artificiali utilizzati come discariche abusive, bonificandole almeno in parte e' l'obiettivo dell'edizione 2013 di ''Puliamo il buio''. Dal 2005, anno della prima edizione di 'Puliamo il buio', al 2012 la Ssi ha raccolto 130.817 kg di materiali, recuperati ed avviati a discarica autorizzata, sottraendoli cosi' al ciclo delle acque sotterranee, grazie all'opera volontaria di centinaia di speleologi.

"Si tratta di una piccolissima frazione di rifiuti presenti nel sottosuolo - aggiunge Maurano - Ma vuole essere un monito e un segnale d'allarme per le amministrazioni locali affinche' possano essere avviate opere di bonifica vere e proprie''. La Societa' speleologica italiana, attraverso 'Puliamo il buio' intende, oltre a contribuire alla bonifica delle discariche abusive sotterranee, documentarle, valutarne il grado di pericolosita' e di individuare i possibili rimedi, proponendoli poi allopinione pubblica e alle stesse amministrazioni locali.

''In questa ottica formativa - continua Maurano - nel corso degli anni l'evento ha visto il coinvolgimento di diverse scolaresche attraverso mostre e eventi presso le loro sedi''. Inoltre dal 2005 e' attivo il Censimento delle cavita' a rischio ambientale, con l'obiettivo di fornire una base di lavoro a tutti coloro che vogliono collaborare alla protezione dell'ambiente e delle risorse idriche, alla riduzione dei rifiuti, alla valorizzazione degli habitat naturali e alla lotta alle discariche abusive. Risultato del censimento effettuato finora e' che "il fenomeno e' diffuso in tutto il Paese, soprattutto dove le cavita' sono presenti nei pressi dei centri abitati e sono quindi piu' facilmente raggiungibili da chi le utilizza come discariche", spiega il reponsabile del progetto.

"E' il caso, per esempio - aggiunge - della Puglia, dove il fenomeno carsico e' molto diffuso e interessa anche le aree abitate. Meno diffuso invece in Campania, dove le grotte sono soprattutto montane e quindi difficilmente raggiungibili". Al di la' dei tre giorni di pulizia straordinaria, tutti i cittadini sono invitati a segnalare fenomeni di abbandono di rifiuti nelle grotte e negli ipogei, contattando il Comune di competenza o la Societa' speleologica italiana, che provvede poi ad attivare la sezione locale.


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