Prometeo - Sostenibilit
Il clima boccia il decreto varato dal governo Monti

Liberalizzazioni incompatibili con gli obiettivi sul clima

ultimo aggiornamento: 23 gennaio, ore 18:50
Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell'Istituto Bruno Leoni, spiega all'Adnkronos come il pacchetto possa influire sulla politica ambientale italiana


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Roma, 23 gen. - (Adnkronos) - Il clima boccia il decreto liberalizzazioni varato dal governo Monti. E bene si', gli obiettivi italiani sul clima sono incompatibili con un mercato concorrenziale. Cosi' Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell'Istituto Bruno Leoni, spiega all'Adnkronos come il pacchetto liberalizzazioni possa influire sulla politica ambientale italiana.

Liberalizzazioni e ambiente? "Esiste una incompatibilita' di fondo" commenta Stagnaro adducendo 2 motivazioni. La prima, "e' relativamente piu' gestibile e riguarda il dover orientare i consumi e l'adozione di alcune tecnologie". Ma si tratta dell'aspetto meno pericoloso.

A tediare, invece, la politica ambientale del nostro paese per Stagnaro ci pensa il mercato elettrico "caratterizzato da una forte quota di sussidi che comprime la parte contendibile del mercato". L'incompatibilita', dunque, "nasce dal fatto che il mercato e' schiacciato in un angolo" e la politica ambientale "e' di per se' una negazione di un mercato concorrenziale".

Lo strumento del sussidio diretto, a vantaggio di una tecnologia, spiega Stagnaro, "diventa inconciliabile con un mercato competitivo mentre, ad esempio, potrebbe essere piu' utile l'introduzione di una 'carbon tax'", ossia una tassa sulle emissioni di Co. L'idea e' quella di far pagare di piu' l'energia prodotta emettendo piu' anidride carbonica. Con gli incentivi, invece, "si decide a priori quanti sono gli investimenti, creando una contraddizione di base".

Con i nuovi incentivi, che verranno emanati entro febbraio, cambieranno molte cose, soprattutto per il fotovoltaico "anche se ormai il danno e' stato fatto". Secondo Stagnaro "occorre porsi prima il problema del sovradimensionamento degli incentivi".

Un problema che "potrebbe essere aggredito anche snellendo la burocrazia". Inoltre, sottolinea il direttore ricerche e studi dell'Istituto Bruno Leoni, il sistema incentivante cosi' vantaggioso "ha favorito tanti piccoli produttori che hanno fatto ricorso a prestiti bancari". Quando, invece, sarebbe utile, sia per il mercato che per il futuro del settore, "favorire l'ingresso di grandi imprese che hanno a disposizione capitali propri".


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