Prometeo - Sostenibilit
Sicurezza alimentare e qualit le aree pi vulnerabili

Prevenzione e gestione dei rischi lungo la filiera produttiva alimentare

ultimo aggiornamento: 09 aprile, ore 14:05
E' quanto emerge da un'indagine svolta dall'ente di certificazione DNV Business Assurance e GFK Eurisko, che ha coinvolto circa 500 professionisti di importanti aziende del settore food & beverage in Europa, Nord America, Sud America e Asia


condividi questa notizia su Facebook

commenta commenta 0     vota vota 6    invia     stampa    
Facebook  Viadeo  OkNotizie  Segnalo  Wikio Friendfeed 
Roma, 9 apr. - (Adnkronos) - Le pressioni da parte dei clienti sono la ragione principale che spinge soprattutto le piccole imprese a impegnarsi nella prevenzione e gestione dei rischi lungo la filiera produttiva, mentre il 60% circa delle grandi aziende considera la gestione dei rischi lungo la filiera parte integrante delle proprie strategie di aziendali, oltre che un fattore di forte differenziazione. E' quanto emerge da un'indagine svolta dall'ente di certificazione DNV Business Assurance e GFK Eurisko, che ha coinvolto circa 500 professionisti di importanti aziende del settore food & beverage in Europa, Nord America, Sud America e Asia.

Sicurezza alimentare (63%) e qualit (54%) sono le aree che le aziende, soprattutto le manifatturiere di prodotti finali destinati ai consumatori, considerano pi vulnerabili nella gestione della filiera; un aspetto che preoccupa meno le aziende del settore primario (agricoltura, allevamento, caccia e pesca) che invece sono pi spaventate dai rischi derivanti da leggi e regolamenti insieme alle aziende del settore distributivo, logistica e food service,probabilmente per via della maggiore pressione a cui sono esposte da parte delle autorit e da consumatori sempre pi consapevoli ed esigenti. Meno temuti (almeno fino a oggi) i rischi finanziari (38%). Fanalino di coda le relazioni con le comunit (10%) e l'etica (8%).

Peculiare la visione delle aziende italiane, che considerano la qualit al primo posto, ma riconoscono grande peso ai rischi finanziari, pi che alla sicurezza alimentare, probabilmente data un po' pi per scontata. In Italia, inoltre, solo il 17% dei professionisti intervistati vede nell'impatto ambientale una possibile area di minaccia del business.

La filiera produttiva nel settore food & beverage un terreno cos complesso e variegato che non esiste una sola ricetta per ridurre i rischi, serve combinare diversi strumenti. Non c' un'azione di mitigazione del rischio a cui si ricorre pi di altri, le aziende le implementano tutte in misura superiore all'80%: dall'esclusione di fornitori provenienti da aree sensibili, alla diversificazione degli stessi, ad attivit di sviluppo dei propri fornitori. E ancora, attivit di assessment (ispezione e verifica), certificazione secondo standard normativi, piani di gestione delle emergenze e trasferimento del rischio.

A scegliere la strategia di diversificazione dei fornitori o a evitare di ricorrere a fornitori situati in Paesi a rischio, sono soprattutto le piccole aziende. Le grandi aziende, invece, rivelano un approccio pi strutturato, optando per attivit di assessment sui fornitori e sui rischi, per la collaborazione nello sviluppo di fornitori strategici (co-makership), le certificazioni e le attivit di preparazione alle emergenze. Le imprese poi ritengono pi efficaci le attivit di assessment soprattutto per la gestione delle problematiche connesse alla qualit e alla sicurezza alimentare, al pari di certificazione e attivit per la gestione delle emergenze, che sono anche le azioni preferite per far fronte a potenziali rischi ambientali.

Non c' dubbio sulle ragioni che portano le aziende ad adottare strumenti di prevenzione e gestione del rischio lungo la filiera. Non sono le leggi (36%), n l'influenza da parte dell'opinione pubblica (39%), a esercitare la maggior pressione. Pi del 50% degli intervistati dichiara di essere spinto all'azione dai bisogni e dalle richieste dei clienti. Questo vero soprattutto per le piccole imprese, mentre il 60% circa delle grandi aziende considera la gestione dei rischi lungo la filiera parte integrante delle proprie strategie di aziendali.

In Italia la crisi rende centrale il ruolo del mercato; clienti, competizione e ragioni economiche guidano e orientano le scelte nella gestione del rischio di filiera. Le aziende che hanno implementato azioni di mitigazione del rischio lungo la filiera dichiarano di averne tratto dei benefici di tipo concreto, sia in termini di miglioramento della qualit del prodotto (74%) e vantaggio competitivo (51%), sia per quanto concerne la reputazione di marca (42%), aspetto particolarmente caro ai titolari del prodotto finale.

Apparentemente il costo (62%) sembra un freno. Il fardello pesa di pi in Asia e Nord America (in entrambi i casi pari al 71%). Il peso economico si fa sentire pi o meno equamente nel sostenere investimenti per la sicurezza alimentare, la qualit o l'ambiente. Sono vissuti come particolarmente onerosi i costi legati all'etica, che ''pesano'' per l'84% degli intervistati. In realt i benefici complessivi risultano senz'altro superiori agli investimenti richiesti. Solo il 9% degli intervistati ritiene che i benefici siano inferiori ai costi sostenuti.

Per quanto riguarda il futuro secondo gli intervistati non cambieranno le priorit (sicurezza alimentare, rischi finanziari - +12% - e qualit) ma una maggior consapevolezza della necessit di un approccio pi sostenibile in futuro indicata dalla percezione crescente di rischi legati agli eventuali impatti generati dalle relazioni con la comunit (+9%), dall'ambiente (+8%) e dagli aspetti etici (11% vs. 8%). L'etica guadagna attenzione in particolar modo in Europa, anche in Italia. In crescita anche il peso di leggi e regolamenti, soprattutto in Asia e nel continente americano. Certamente i recenti fatti di cronaca contribuiranno a mantenere alta l'attenzione.


pubblica la notizia su:  Facebook    segnala la notizia su:  Viadeo  OkNotizie  Segnalo  Wikio Friendfeed 
tutte le notizie di Csr
commenta commenta 0    invia    stampa