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Associazione Nazionale Energia del Vento, manovra colpo mortale per energie rinnovabili

ultimo aggiornamento: 28 maggio, ore 17:25
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Roma, 28 mag. (Adnkronos) - "Un colpo mortale per le energie rinnovabili". L'Anev-Associazione Nazionale Energia del Vento che vede riuniti oltre 2.000 soggetti rappresentanti il comparto eolico nazionale in Italia e all'estero lancia l'allarme ed esprime tutto il suo disappunto e la sua preoccupazione per le misure contenute nell'art. 45 (Terzo Titolo, Sviluppo e Infrastrutture) della manovra economica del Governo che se approvate mettono in pericolo decine di migliaia di posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili e la tutela dell'ambiente.

La misura prevista dall'Art. 45 infatti "abolisce, anche retroattivamente, l'unico meccanismo di garanzia del sistema di sostegno alla crescita delle Fonti Rinnovabili, che serve invece proprio a tutelare il mercato e ad evitare speculazioni derivanti dall'oscillazione artificiosa dei prezzi dei Certificati verdi".

Il provvedimento proposto, da una prima analisi svolta, "rischia seriamente di compromettere le iniziative in essere, che ricordiamo nel solo settore eolico (studio Uil-Anev) al 2009 vedono occupati circa 25.000 lavoratori (con un incremento di circa 5.000 unit nel solo anno 2009), tra settore e indotto". Inoltre "comprometterebbe tutti gli investimenti in corso di finanziamento nel settore delle rinnovabili, che negli ultimi due anni stato uno dei pochi anticiclici a consentire crescita occupazionale nel nostro Paese".

"Estremamente grave" poi il fatto che tale sistema di stabilizzazione del mercato, fu introdotto a tutela degli investitori nazionali solo in caso di un eventuale inadempimento del nostro Paese rispetto al raggiungimento degli obblighi liberamente assunti dall'Italia in sede Comunitaria.

Tecnicamente l'abolizione dell'obbligo del riacquisto da parte del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) dei Certificati Verdi in eccesso in dote agli operatori delle rinnovabili "potrebbe portare in assenza di un adeguamento coerente della quota d'obbligo, ad una sostanziale destabilizzazione del sistema e di conseguenza, da un punto di vista occupazionale, agli effetti disastrosi sopra richiamati e da un punto di vista ambientale ad un profondo passo indietro per il progressivo abbandono di produzione di energia da fonti rinnovabili nel nostro paese".

Infatti, osserva ancora Anev, "alla certa fase di stallo nell'investimento in nuovi impianti con il conseguente blocco di nuove assunzioni, si aggiungerebbe una perdita di occupazione del settore e dell'indotto derivante dal sicuro default finanziario per le iniziative in essere che vedrebbero tagliati i ritorni economici necessari a ripagare gli investimenti".

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