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Brookings Institution', centro studi con sede a Washington, ha prospettato scenari drammatici, caratterizzati da "violenti scontri regionali" e da un possibile "disastro ambientale di proporzioni colossali"

'Guerra dell'acqua' tra i paesi del bacino del Nilo, la prima sfida del post-Mubarak

ultimo aggiornamento: 28 marzo, ore 16:53
La controversia ruota intorno al 'Nile Cooperative Framework Agreement' (Cfa), raggiunto a maggio 2010 a Entebbe, in Uganda, dopo dieci anni di negoziati. L'accordo prevede modifiche al trattato coloniale del 1929, che dava all'Egitto il diritto di veto sui progetti che a suo avviso potevano interferire sul flusso del fiume, che scorre per 6.600 chilometri dal Lago Vittoria fino al Mediterraneo. Un successivo accordo con il Sudan del 1959 ha consegnato di fatto ai due paesi il controllo del 90% delle acque del Nilo, pari a circa 70 milioni di metri cubi all'anno.


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Khartoum, 28 mar. - (Adnkronos/Aki) - E' una vera e propria 'guerra dell'acqua' quella che rischia di scatenarsi tra i paesi del bacino del Nilo. In un suo recente rapporto, 'Brookings Institution', centro studi con sede a Washington, ha prospettato scenari drammatici, caratterizzati da "violenti scontri regionali" e da un possibile "disastro ambientale di proporzioni colossali".

Per questo l'istituto definiva come "di importanza cruciale" l'avvio di un negoziato "in una nuova cornice consensuale sull'utilizzo e sulla gestione" delle acque. Si colloca in questo quadro il viaggio in Sudan - il primo dalla sua nomina - del primo ministro egiziano Essam Abdel-Aziz Sharaf.

Arrivato ieri a Khartoum, il premier discuter con le autorit locali dell'annosa questione delle risorse idriche e, non a caso, visiter anche Juba, capitale del nascente stato del Sud Sudan, che potrebbe rappresentare un ostacolo alla strategia che il Cairo ha seguito finora sulla gestione del Nilo.

La controversia ruota intorno al 'Nile Cooperative Framework Agreement' (Cfa), raggiunto a maggio 2010 a Entebbe, in Uganda, dopo dieci anni di negoziati. L'accordo prevede modifiche al trattato coloniale del 1929, che dava all'Egitto il diritto di veto sui progetti che a suo avviso potevano interferire sul flusso del fiume, che scorre per 6.600 chilometri dal Lago Vittoria fino al Mediterraneo. Un successivo accordo con il Sudan del 1959 ha consegnato di fatto ai due paesi il controllo del 90% delle acque del Nilo, pari a circa 70 milioni di metri cubi all'anno.

Il documento di Entebbe stato firmato da Etiopia, Ruanda, Tanzania, Uganda, Kenya e, all'inizio di marzo 2011, anche dal Burundi. Non ancora siglato dalla Repubblica democratica del Congo, l'accordo si scontra con la dura opposizione dell'asse Il Cairo-Khartoum.

La posta in gioco altissima. Il 90% delle esigenze idriche degli 80 milioni di egiziani soddisfatto proprio con le acque del Nilo. L'Egitto, in pratica, non ha altre fonti e le stime prevedono che entro il 2017 non sar in grado di soddisfare le esigenze nazionali.

In una recente intervista ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL, Magdi Sobhi, vice presidente del Centro di Studi politici e strategici 'Al-Ahram' del Cairo ed esperto di risorse idriche, ha illustrato la linea dell'Egitto - all'epoca guidato dal presidente deposto Hosni Mubarak - rispetto al Cfa.

"L'Egitto cerca di risolvere il problema in due modi - diceva - rafforzando la cooperazione con i Paesi attraversati dal fiume per convincerli a tornare a negoziare e ponendo l'accento sui diritti storici e giuridici del Cairo e sulle convenzioni siglate in passato, per convincere le grandi potenze e i finanziatori a non sovvenzionare progetti che influenzerebbero la quota d'acqua dell'Egitto". Per Il Cairo, il rischio che, venuto meno il suo diritto di veto, i paesi pi a sud possano realizzare dighe o altri progetti idroelettrici che riducano drasticamente il flusso di acqua sul suo territorio.

"L'Egitto non contrario in linea di principio alla realizzazione di questi progetti - spiegava Sobhi - ma a condizione che non abbiano ripercussioni sulla sua quota". Proprio in materia di dighe e progetti idroelettrici, il Cfa prevede che la loro approvazione avvenga a maggioranza, mentre in passato era richiesta l'unanimit.

La proposta del Cairo, come spiegava Sobhi, che "si mantenga l'unanimit oppure si passi alla maggioranza solo a condizione che ci sia un nulla osta da parte di Egitto e Sudan".

Ma proprio l'alleanza con il Sudan preoccupa l'Egitto. A gennaio, con un referendum, il Sud Sudan ha scelto la via dell'indipendenza da Khartoum. Da un rapporto pubblicato da Wikileaks e datato ottobre 2009, emerso che un portavoce del ministero degli Esteri del Cairo aveva chiarito che un Sudan diviso non negli interessi egiziani.

Il Cairo esprimeva la preoccupazione che il referendum potesse portare a uno ''stato non vitale'' capace di danneggiare l'accesso dell'Egitto alle acque del Nilo.La nascita di un nuovo paese nel Bacino del Nilo, in altre parole, potrebbe rafforzare le nazioni africane vicine al Sud Sudan per etnia e tradizioni, come Uganda, Kenya ed Etiopia. Tutti paesi che ritengono il trattato del 1929 non pi accettabile.

L'evolversi della situazione regionale, dall'indipendenza del Sud Sudan fino alla crisi libica - il colonnello Muammar Gheddafi svolgeva un ruolo di mediazione nella controversia sulle aque del Nilo - non semplifica quindi la situazione. E l'Egitto del post-Mubarak si ritrova a dover affrontare con priorit assoluta una sfida per la sua stessa sopravvivenza.

"La cornice attuale non equa n sostenibile - si legge nel rapporto della Brookings Institution - L'Egitto deve accettare che i paesi del bacino del Nilo hanno il diritto di utilizzare il fiume per le loro necessit di sviluppo", ma allo stesso tempo "bisogna riconoscere che qualunque accordo che non tiene conto degli interessi dell'Egitto non ipotizzabile".

Al di l di un catastrofico conflitto regionale, che rappresenta una "reale possibilit", un utilizzo privo di coordinamento della fondamentale risorsa del Nilo "potrebbe evolvere in un disastro ambientale di proprozioni colossali, le cui conseguenze si estenderebbero ben al di l del bacino".


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