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A rilanciare l'allarme, in occasione del ''World Water Day'', la Cia

Italiani campioni di spreco, la rete idrica un colabrodo soprattutto nel Mezzogiorno

ultimo aggiornamento: 22 marzo, ore 16:21
Su 383 litri di acqua erogati mediamente per ogni cittadino, solo 278 litri, arrivano realmente a destinazione. Poco meno di un terzo delle risorse, dunque, va perduto


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Roma, 22 mar.(Adnkronos) - L'attuale rete idrica italiana un vero e proprio colabrodo, soprattutto nel Mezzogiorno. A rilanciare l'allarme, in occasione del ''World Water Day'', la Cia che ricorda come sono 8,5 milioni gli italiani a vivere in zone ove l'acqua ha difficolt ad essere erogata con continuit. Il nodo la fatiscenza delle nostre infrastrutture: su 383 litri di acqua erogati mediamente per ogni cittadino, solo 278 litri, arrivano realmente a destinazione. Poco meno di un terzo delle risorse, dunque, va perduto.

Per questo, propone la Cia, la necessit di istituire un'Autorit unica delle acque, "per modernizzare la rete idrica, per riformare i Consorzi di bonifica, per promuovere la ricerca sulle tecniche di irrigazione, sulle pratiche agronomiche e su nuove variet adatte alla scarsit d'acqua. Sul fronte della depurazione le cose non vanno meglio: oltre un terzo dell'acqua consumata, rileva la Cia, non viene depurata e quasi un quarto non nemmeno allacciata alla rete fognaria.

I primi a risentire di questo grave deficit depurativo sono i corsi d'acqua. Non solo. La cattiva gestione del territorio e delle aree urbanizzate rende ''fragile'' il nostro Paese, con rilevanti danni prodotti da alluvioni e inondazioni, come, purtroppo, si potuto tristemente constatare in questi ultimi anni. Attualmente in Italia 6.689 aree risultano a rischio frana, 446 a rischio alluvione e 37 a rischio valanga, per un totale di 9.172 aree a rischio idrogeologico (2.220 i comuni coinvolti).

I mutamenti climatici in atto e la scarsa attenzione all'uso razionale delle risorse idriche disponibili determinano cos situazioni di diffusa emergenza in tema di scarsa disponibilit di acqua a uso irriguo.

Per questo, dice ancora la Cia, serve una gestione innovativa delle risorse idriche a livello amministrativo, di investimenti aziendali nei nuovi sistemi di irrigazione, di sostegno alla ricerca per la diffusione di coltivazioni agricole meno idroesigenti. Insomma, bisogna uscire dalla logica di emergenza, per avviare organiche politiche di natura strutturale.

E l'agricoltura pronta a fare la propria parte per quel che riguarda la programmazione dell'impiego dell'acqua, il coordinamento dell'uso con gli altri settori, l'ottimizzazione dell'utilizzo idrico e politiche di ambito e di bacino. "Ridurre la vulnerabilit delle risorse idriche e lavorare nelle strategie di adattamenti nel settore agricolo significa razionalizzare, integrare e rendere efficienti i diversi usi dell'''oro blu'', cio quelli che interessano l'agricoltura, l'industria, l'energia e la popolazione e questo richiede il contributo del pi ampio arco di forze", conclude.


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