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Giro di vite sulle compagnie petrolifere

Pi sicurezza in Europa per trivellazioni offshore, ma incognita Mediterraneo

ultimo aggiornamento: 25 ottobre, ore 17:53
Dopo il disastro del Golfo del Messico, la Comunit Europea corre ai ripari con una serie di norme che hanno l'obiettivo di alzare il livello di sicurezza


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Roma, 25 ott. (Adnkronos) - Giro di vite sulle compagnie petrolifere. Dopo il disastro del Golfo del Messico, la Comunit Europea corre ai ripari con una serie di norme che hanno l'obiettivo di alzare il livello di sicurezza e che saranno presentate domani dal commissario europeo per l'energia Guenther Oettinger. Le norme riguardano tutte le attivit di trivellazione entro le 200 miglia dalla costa, obbligano le compagnie attive in acque europee a rendere pubbliche le procedure di sicurezza e a dimostrare di avere le risorse economiche necessarie per pulire ogni eventuale fuoriuscita.

Le compagnie dovranno quindi fornire le garanzie finanziarie necessarie, stabilite dai singoli governi, ma la norma potrebbe gi arginare uno dei problemi italiani, "quello delle piccole compagnie di ventura, con capitali sociali ridicoli, che si costituiscono per fare esplorazioni e cederle poi a terzi - spiega all'Adnkronos Alessandro Giann, direttore campagne Greenpeave Italia - se l'Italia stabilisse una cifra adeguata e un piano d'azione di qualit, queste piccole compagnie sarebbero messe fuori gioco, ma solo in parte perch potrebbero sempre spostare la propria attivit in acque tunisine".

La Commissione, infatti, non obbligher le compagnie a rispettare le stesse norme in acque extraeuropee, come invece richiesto da pi voci al fine di aumentare gli standard di sicurezza, spesso scarsi, che le compagnie europee adottano nelle attivit nei Paesi in via di sviluppo

Nel caso italiano, "il confine tra acque italiane e tunisine tracciato da una linea concordata dagli accordi bilaterali, questo significa che basta spostarsi di un centinaio di metri per essere in acque tunisine pur essendo a pochi chilometri dalla costa italiana", specifica Giann, sottolineando come sia semplice aggirare la norma e ricordando che "l'unica normativa efficace, in questo caso, il Protocollo Offshore della convenzione di Barcellona, che per l'Italia non ha ancora ratificato".

Alla questione, come riporta il quotidiano The Guardian, il commissario Oettering ha dedicato una particolare attenzione parlando di "cooperazione tra Paesi, soprattutto dell'area del Mediterraneo". "Un mare a rischio - aggiunge Giann - sia per il tipo di correnti che lo caratterizzano sia perch un mare chiuso che smaltisce l'inquinamento con fatica. Ed gi il mare pi inquinato da idrocarburi, visto che ci passa il 30 % del traffico".

L'estensione delle norme anche in acque non europee sarebbe quindi utile. A questo proposito, il Guardian ricorda di aver scoperto, in Nigeria, le prove dell'esistenza di una perdita di petrolio per la quale la Shell era in parte responsabile, perdita maggiore di quella causata dall'incidente nel Golfo. In un caso come questo, se l'Ue estendesse le regole come richiesto, la Shell sarebbe obbligata a rivelare i dettagli delle procedure utilizzate e a dimostrare di utilizzare gli stessi controlli di sicurezza adottati nel mare del Nord.

Ma secondo Oettering una tale estensione della normativa sarebbe difficilmente formulabile, in termini legali, in quanto coinvolgerebbe aree complesse del diritto internazionale. Ma il commissario intende comunque fare pressione sulle compagnie perch osservino queste 'buone pratiche' cooperando anche con gli altri Paesi. Se le compagnie non estenderanno in maniera volontaria le norme di sicurezza Ue anche alle altre aree, il problema sara' rivisto.

Naturalmente, nel frattempo le norme dovranno seguire il loro iter e, se tutto andr bene, potrebbero entrare in vigore il prossimo anno. Ma gi non mancano le voci contrarie, come quella dell'Inghilterra. Sarebbero infatti 486 le compagnie britanniche a fare le spese delle nuove norme, pi di quelle di ogni altro Paese.

"La nuova direttiva - scrive il Guardian - potrebbe dover affrontare un percorso difficile lungo il resto dell'iter legislativo, visto che il governo inglese notoriamente prudente su alcuni punti".


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