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L'area urbana negli ultimi 50 anni si moltiplicata di 3,5 volte

Un'Italia erosa da cemento e mattone, in 20 anni -75 ettari/giorno di suolo

ultimo aggiornamento: 01 febbraio, ore 12:15
E' la fotografia di un processo irreversibile e in crescita, quello della perdita di territorio, che Fai e Wwf tracciano nel Dossier sul consumo del suolo 'Terra Rubata - Viaggio nell'Italia che scompare'


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Roma, 1 feb. - (Adnkronos) - Un'Italia erosa dalle lobby del cemento e del mattone che fagocitano per sempre. Al ritmo di 75 ettari al giorno. Tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale che non saranno pi restituiti all'ambiente e alla collettivit. E' la fotografia di un processo irreversibile e in crescita, quello della perdita di territorio, che Fai e Wwf tracciano nel Dossier sul consumo del suolo 'Terra Rubata - Viaggio nell'Italia che scompare', presentato a Milano, in cui vengono illustrate le analisi e le proposte delle due associazioni.

Secondo il Dossier, nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescer di circa 600mila ettari, pari ad una conversione urbana di 75 ettari al giorno, raffigurabile come un quadrato di 6400 kmq. La stima, emerge da un'indagine condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale, secondo cui l'area urbana in Italia negli ultimi 50 anni si moltiplicata, secondo i dati ufficiali, di 3,5 volte ed aumentata, dagli anni '50 ai primi anni del 2000, di quasi 600mila ettari.

Si tratta di oltre 33 ettari al giorno e 366,65 mq a persona con valori medi oltre il 300% e picchi di incremento fino al 1100% in alcune regioni, equivalenti all'intera regione del Friuli Venezia Giulia, come risulta da un progetto di ricerca promosso dall'Universit degli Studi dell'Aquila in collaborazione con il WWF Italia, l'Universit Bocconi, l'Osservatorio per la Biodiversit, il Paesaggio Rurale e il Progetto sostenibile della Regione Umbria.

E in 50 anni, dal 1951 al 2011, persino quei comuni che si sono svuotati a causa dell'emigrazione sono cresciuti di oltre 800 mq per ogni abitante perso. Resta, sottolinea lo studio, la piaga dell'abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75mila l'anno e 207 al giorno, e in favore negli ultimi 16 anni ci sono stati 3 condoni (1985, 1994 e 2003). Poi ci sono le cave che nel solo 2006 hanno mutilato il territorio escavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali.

I progetti delle grandi infrastrutture, invece, mettono a rischio 84 aree protette, 192 Siti di Interesse Comunitario e 64 International Bird Area. Si registra poi in agricoltura dal 2000 al 2010 una diminuzione della Superficie Aziendale Totale (Sat) dell'8% e della Superficie Agricola Utilizzata (Sau) del 2,3%, mentre il numero delle aziende agricole e zootecniche diminuisce nello stesso periodo del 32,2% in meno di aziende agricole e zootecniche. Il risultato un territorio meno presidiato e pi fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi.

Allarmante anche il rischio desertificazione: il 4,3% del territorio italiano considerato "sensibile a fenomeni di desertificazione" e il 12,7% come "vulnerabile". Tra le proposte di Fai e Wwf contenute nella road map per fermare il consumo del suolo ci sono severi limiti all'urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici e, in attesa della loro definitiva redazione, la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale; il censimento degli effetti dell'abusivismo edilizio su scala comunale per contrastare pi efficacemente il fenomeno. Ma non solo.

E' necessario, sottolineano Fai e Wwf, dare priorit al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l'uso di nuove risorse territoriali; procedere ai Cambi di Destinazione d'Uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilit. E ancora.

Bisogna rafforzare la tutela delle nostre coste estendendo da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia; difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico; farsi carico degli interventi di bonifica dei siti inquinati, escludendo che i costi di bonifica vengano compensati attraverso il riuso delle aree a fini edificatori.


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