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Sempre pi numerose le fashion companies italiane e straniere che dimostrano attenzione ai problemi ambientali, come il problema delle fonti energetiche e delle emissioni di C02

Non solo gli animali, anche l'ambiente dice no alle pellicce. Sintetico? Pi eco-friendly

ultimo aggiornamento: 23 febbraio, ore 12:45
A tracciare il quadro lo studio 'The environmental impact of the fur production', realizzato da Ce Delft i cui risultati sono diffusi in Italia dalla Lav


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Roma, 23 feb. - (Adnkronos) - A fare le spese del commercio di pellicce non sono solo gli animali ma anche l'ambiente. L'impatto ambientale del commercio di pellicce animali, infatti, nettamente maggiore rispetto a quello di altri prodotti tessili di largo consumo (cotone, acrilico, poliestere, lana). A tracciare il quadro un nuovo studio ('The environmental impact of the fur production', realizzato da Ce Delft) i cui risultati sono diffusi in Italia dalla Lav (www.lav.it) proprio in occasione dell'apertura della settimana della moda 2011, a Milano.

Secondo la lega antivivisezione, dunque, la pelliccia animale "oltre a non essere un prodotto etico (in quanto comporta l'uccisione di molti milioni di animali), non pu essere considerata nemmeno un prodotto ecologico".

In sintesi, lo studio ha rilevato che sono necessarie 11,4 pelli di visone per produrre 1kg di pelliccia, quindi pi di 11 animali e considerato che un singolo visone necessita di circa 50kg di cibo durante la sua breve vita, occorrono ben 563kg di cibo per la produzione di un solo chilo di pelliccia.

Nonostante la fase di concia e trattamento abbiano un ruolo importante nella determinazione dell'impatto ambientale (per via dell'impiego di sostanze tossiche e cancerogene come la formaldeide, il cromo, la naftalina, ecc.) da questo studio emerge che la fase di alimentazione dei visoni risulta essere un fattore dominante in 14 effetti ambientali dei 18 presi in esame.

I risultati dimostrano che la produzione di un chilo di pelliccia animale (visone) determina un maggiore impatto per 17 su 18 effetti ambientali presi in esame, tra i quali il cambiamento climatico, l'eutrofizzazione e le emissioni tossiche, rispetto alla produzione di un chilo di altri prodotti tessili quali cotone, acrilico, poliestere (riciclato e vergine) e lana.

In molti casi la pelliccia risultata essere marcatamente peggiore dei tessuti, con impatti da 2 a 28 volte pi elevati, anche quando venivano considerati valori bassi per i diversi anelli della catena di produzione. L'unica eccezione stato il consumo di acqua: per questo impatto il cotone ha avuto il punteggio pi alto.

Altri fattori che, secondo l'indagine, contribuiscono in modo ragguardevole all'impatto ambientale complessivo delle pellicce di visone comprendono le emissioni di N2o (monossido di azoto) e Nh3 (ammoniaca) provenienti dalle deiezioni dei visoni. Queste emissioni contribuiscono principalmente all'acidificazione e alla formazione di materiale in sospensione.

Circa l'effetto ambientale 'cambiamento climatico', l'impatto di 1kg di pelliccia di visone 4,7 volte superiore a quello del tessuto con punteggio maggiore, ossia la lana. Questo dovuto sia all'alimentazione per i visoni che alle emissioni di N2o delle deiezioni dei visoni.

Peraltro, le conclusioni cui giunto questo studio fanno riferimento allo scenario che rappresenta il livello pi basso di impatto ambientale nella produzione di un chilogrammo di pelliccia di visone, e in base ai risultati ottenuti, secondo la Lav, si pu affermare con certezza, che la pelliccia animale costituisce l'opzione meno preferibile, comparata con i pi comuni prodotti tessili.

La pelliccia sintetica (che generalmente composta dal 72% di fibre acriliche e dal 28% di cotone), o comunque abiti in cotone, acrilico, poliestere (ma anche lana) hanno un impatto ambientale decisamente inferiore alla pelliccia animale. Oggi sono sempre pi numerose le fashion companies italiane e straniere che operano nel settore della moda e che dimostrano attenzione ai problemi ambientali, come il problema delle fonti energetiche e delle emissioni di C02.

I risultati di questo studio, commenta Simone Pavesi, responsabile nazionale Lav settore pellicce, "forniscono un ulteriore documentato motivo a supporto della necessit di un'assunzione di responsabilit sociale alla quale le imprese pi lungimiranti che operano nel settore della moda non possono sottrarsi, e che porti a una progressiva ma rapida dismissione dell'uso delle pellicce animali".

Cos come, aggiunge Pavesi, " doveroso che ogni cittadino-consumatore segua, nelle decisioni d'acquisto, un comportamento responsabile per il rispetto degli animali, dell'ambiente e di se stessi: la pelliccia animale un prodotto da bandire non solo sul piano etico perch condanna a morte milioni di animali, ma anche per il bene dell'ambiente''.


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